Home >> Comunicazioni,Il Comites informa,Primo piano >> SPECIALE CGIE/ ELEZIONI COMITES TRA VOTO ELETTRONICO E POCHE RISORSE: IL DIBATTITO IN PLENARIA
SPECIALE CGIE/ ELEZIONI COMITES TRA VOTO ELETTRONICO E POCHE RISORSE: IL DIBATTITO IN PLENARIA

Votare per il rinnovo dei Comites entro marzo 2014. Su questo punto il Cgie non è disposto a cedere. Sul resto – come votare e con quali soldi – l’incertezza è tanta, soprattutto perché manca il Regolamento che attua il decreto approvato il 4 luglio scorso, quello che ha rinviato le elezioni (entro il 2014) e destinato parte dei fondi stanziati alle tematiche dell’ assistenza, della lingua e della cultura. Di questo il Consiglio generale ha discusso nell’assemblea plenaria riunita alla Farnesina.

Presidente della III Commissione Tematica (Diritti e Partecipazione), Mario Tommasi (Lussemburgo) ha illustrato la situazione ai colleghi: «la situazione dei Comites è disastrosa ovunque, molti si limitano a sopravvivere, come quello in Lussemburgo, dove vivo, che si riunisce solo per approvare i bilanci consuntivo e preventivo. Altri Comitati funzionano, – ha ammesso – ma dopo 10 anni c’è bisogno di rinnovarsi». Certo, rinnovarsi attraendo i giovani è difficile: «sono d’accordo con Carozza su quanto sia mal conosciuto il fenomeno della nuova emigrazione: si tratta di giovani che non si iscrivono all’Aire né negli elenchi consolari. Vivono tra di loro, arrivano all’estero per sentito dire, non cercano contatto con le comunità italiane locali e quindi vedo male un loro interessamento. Sono anche d’accordo con chi ha proposto un osservatorio su questo nuovo fenomeno».

Detto questo, la III Commissione ha concluso all’unanimità che «le elezioni per il rinnovo devono essere indette al più presto, senza ulteriori rinvii in attesa di una nuova legge. Sarebbe uno schiaffo alla democrazia».

Su come votare, la Commissione è preoccupata per il voto elettronico previsto nel decreto di proroga. «Ci preoccupa – ha spiegato Tommasi – perché non è detto che garantisca segretezza del voto né che aumenti la partecipazione al voto. Mi ha preoccupato anche l’intervento del Vice Ministro Archi, che ha parlato di seggi nei consolati, o in altri locali se c’è disponibilità di personale con tecnologia informatica e di voto da remoto. Mi chiedo: il voto da remoto si può considerare un voto più sicuro e segreto? E gli anziani che non sanno niente di informatica? E poi, siamo sicuri che così si risparmia?».

Con tutti questi interrogativi in sospeso la Commissione ha stilato un ordine del giorno in cui, in sostanza, si chiede al Ministero degli Affari Esteri di «dare disposizioni entro il prossimo autunno e fissare una data per le elezioni che non vada oltre il marzo 2014, secondo le leggi vigenti». Come detto, l’incertezza è tanta, ma il segretario generale Carozza ha invitato tutti a non farsi prendere dallo sconforto: «rispetto al Comitato di Presidenza, ho visto oggi diversi passi avanti del Mae. In Belgio abbiamo votato per la terza volta con il voto elettronico e nei seggi ci sono delle persone che spiegano come fare a chi ne ha bisogno. Noi dobbiamo fissare una data per le elezioni e poi lavoriamo con il Ministero per assicurare la massima partecipazione degli aventi diritto». Dubbi sul voto elettronico sono stati espressi da Tullio Cerciello (Usa) che ha ricordato il caso Bush-Gore e il voto in Florida, sostenendo poi che lui, a 76 anni, non saprebbe come fare. E aggiunge: «meglio votare per posta, ma iscrivendosi presso i Consolati». Per Tommaso Conte (Germania) si deve «votare il prima possibile». Il problema è con quali soldi: «l’anno scorso ci hanno detto che servivano tra i 18 e i 21 milioni, ma nel decreto approvato dal Parlamento c’è scritto che per le elezioni ce ne sono 2, di milioni. Servono più soldi». Per Alberto Bertali (Gran Bretagna) l’unica soluzione è «chiedere di votare prima possibile senza cambiare troppo, altrimenti rischiamo di sprecar altro tempo». «Certo -gli ha fatto eco Carlo Erio (Francia)- se votiamo in autunno servirá una grossa campagna d’ informazione, anche e soprattutto per sollecitare i giovani».

Dubbi sul voto elettronico anche da Fernando Marzo (Belgio) dal momento che si tratta di una modalità «che richiede investimenti e personale. Se poi dobbiamo fare un paragone con gli annunci trionfalistici del “Consolato elettronico” fatti negli anni scorsi, con la fine che ha fatto, non abbiamo molte speranze».

Per Casagrande (Australia) i Comites «non hanno più benzina» ma tutti, più o meno, «hanno una sede» con una connessione internet. E allora «votiamo nelle sedi Comites o nei patronati che hanno reti e connessioni. Teniamone conto soprattutto dove, come in Australia, le distanze sono enormi».

Pieroni (Brasile) ha spiegato che nel suo Paese c’è il voto elettronico da 15 anni, con «urne elettroniche» sparse ovunque, così che «due ore dopo la fine del voto si sa già chi ha vinto».

Sfiduciati invece Carlo Consiglio (Canada) – «se aspettiamo il regolamento attuativo, allora lasciamo perdere il voto a marzo, mancano i tempi tecnici»-  e Michele Coletta (Venezuela). Abbandona il pessimismo Carozza: «non siamo disfattisti», risollevato anche dalle spiegazioni tecniche di Norberto Lombardi (Italia) e dall’ annotazione di Tabone (Francia).

«Il Regolamento attuativo – ha spiegato Lombardi – passa in Parlamento solo per acquisire il parere delle Commissioni competenti. Se il parere non arriva entro 30 giorni, il Regolamento si considera acquisito». Compito del Cgie, per Lombardi, è «seguire tutti i passaggi per cercare di conoscere questo progetto di voto elettronico, per adesso solo annunciato».

Tabone, dal canto suo, ha fatto notare ai colleghi che il decreto prevede “anche” il voto elettronico, dunque «nessuno ci vieta di interpretare questo “anche” né di chiedere più risorse».

Deputato nelle ultime due legislature, Franco Narducci (Svizzera) ha paventato la riproposizione dello stesso copione del passato. «È passato un anno dal decreto e dalla relazione di Governo, mi aspettavo informazioni più dettagliate e vincolanti. Invece non sappiamo, come Cgie, se c’è stata una valutazione dei costi sul voto elettronico. Il Mae ha dato indicazioni sui costi? E sulle postazioni? Siamo a luglio: col traffico legislativo in Parlamento servono pressioni, anche degli eletti all’estero, così da non assistere alla farsa della proroga. Dobbiamo chiedere indicazioni più chiare e vincolanti, chiedere indicazioni su come verrà affrontato il voto elettronico e sui suoi costi». E ancora: «parlano di postazioni remote, ma che significa nei fatti? Vigiliamo su questi aspetti. C’ è ancora troppa incertezza e non so se è una strategia, sul ruolo degli organismi di rappresentanza. Come Cgie – ha concluso – dobbiamo difendere questi organismi, senza chiudere a riforme, cambiamenti e adeguamenti alle nostre nuove comunità».

Per Silvana Mangione (Usa), alla luce dell'”anche” segnalato da Tabone, il Cgie dovrebbe stilare e approvare un ordine del giorno chiedendo «una cosa semplice: se entro il giorno “x” non ci saranno le condizioni per esprimere la propria preferenza col voto elettronico – e non ci sono perché costerebbe troppo – allora votiamo con la legge vigente, cioè per corrispondenza». Il dibattito è, dunque, ancora aperto. Tanti gli spunti emersi, tanti i nodi da sciogliere, ma Carozza è ottimista. «Ho fiducia nel Ministro Bonino e nel Ministero degli Affari Esteri affinché facciano la loro parte e ci facciano votare». Il ministro Bonino domani passerà in plenaria per salutare i consiglieri. L’occasione giusta per chiederle chiarimenti e scoprire se quella di Carozza è una fiducia  ben riposta.

 

 

 

 

 

 

 

di Carolina Bertaggia
Segreteria ComItEs Madrid

the author

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Top