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“SCUSI, C’È UN ‘CAFFÈ SOSPESO’?”. L’USANZA PARTENOPEA CHE CONQUISTA L’EUROPA.

 

di FELICIA SALADINO

Italiani brava gente. Ma anche l’Europa  attraversata dalla crisi economica riscopre il suo lato più umano e solidale.
Infatti un costume tipicamente partenopeo, direttamente da quella Napoli che Luciano De Crescenzo in Così parlò Bellavista inseriva tra i popoli d’amore del Mediterraneo, diversi per spirito e per tempra dai popoli di libertà del nord, ha conquistato non solo il vecchio continente, ma tutto il mondo spingendosi anche ai lontani confini cinesi.

E’ la pratica del caffè sospeso.
Aiutandoci ancora con le parole di uno degli scrittori napoletani contemporanei più amati, Luciano De Crescenzo, il caffè sospeso (che tra l’altro è anche il titolo di uno dei suoi romanzi più recenti) è “un caffè offerto all’umanità. Quando un napoletano è felice per una qualche ragione, invece di pagare un solo caffè, quello che berrebbe lui, ne paga due, uno per sè e l’altro per il cliente che viene dopo”.

Ecco che la felicità di un momento vale di più se condivisa, meglio se con uno sconosciuto che diventa per noi il resto del mondo .

Per quanto riguarda le origini di quel che potremmo considerare un gesto d’amore disinteressato, esistono due diverse versioni; c’è chi afferma che i primi caffè sospesi risalgano al XVIII secolo, mentre per altri invece il costume di pagare due caffè e berne uno solo, iniziò a farsi strada solo durante gli anni della seconda guerra mondiale.
Se sull’origine temporale ci sono incertezze, possiamo star sicuri sia sul luogo di nascita (Napoli) che sull’idea di fondo che ruota attorno al caffè sospeso: “oggi sono felice, come festeggio? Con una bella ‘tazzulella e’ cafè’, uno dei piccoli piaceri della vita. Ma visto che a mangiare (e bere, in questo caso) da soli ci si strozza, perchè non condividere questa  gioia quotidiana con chi non può permetterselo?”. Solidarietà e fiducia, bontà e carità.

Ed ecco quindi che in un periodo di recessione duro come quello che viviamo da anni, l’usanza è tornata di moda.
Non solo a Napoli e in Italia. Cafè suspendu, suspended coffee o il più ostico svedese  Uppskjuten; l’usanza partenopea è diventata una vera e propria moda, tanto che in Argentina accanto al cafè pendiente, si sono inventati persino la variante de la empanada pendiente.

Vi starete chiedendo che cosa abbia a che fare tutto questo con Madrid e la Spagna. Ebbene sì, esistono anche qui i cafés pendientes. Non abbiamo potuto verificare però se si tratta solo di caffé cortados o anche di ‘relaxing cup of café con leche’.

Come identificare le caffetterie e i bar spagnoli che aderiscono all’iniziativa? Alcuni espongono un adesivo identificativo sulle vetrine, altri invece lo specificano nella lavagna del menù.
Tra i tanti, ha aderito al progetto anche l’antico Café Comercial di Madrid, in pieno centro città. In un anno infatti, solo lí sono stati contati più di cinquecento cafès pendientes, destinati ai più poveri.

Non solo vecchia usanza partenopea che attraversa i confini italiani: quella del caffè sospeso è una vera e propria filosofia di vita che ha come missione costante la ricerca di una felicità che si nutre di gesti semplici e genuini, alla riscoperta del contatto umano. E’ una felicità accessibile a tutti e che come già un altro grande artista napoletano, Edoardo De Filippo aveva professato: “il caffè è la poesia della vita, un’abitudine che basta a rendere felice l’uomo”.

Perciò, bando agli egoismi. E se per il professor Bellavista gli uomini si dividevano in uomini d’ amore e uomini di libertá a seconda se preferiscano vivere abbracciati gli uni agli altri o vivere da soli, noi iniziamo ad abbracciare l’umanità. Condividiamo. Solo così vivremo tutti meglio.

Per maggiori informazioni sul progetto dei cafés pendientes visitate il sito: http://cafespendientes.es/ .

 

 

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