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LUNEDÌ 28 OTTOBRE LA PROSSIMA CONFERENZA SUL PENSIERO POLITICO DI MACHIAVELLI

di FELICIA SALADINO


In occasione del quinto centenario dalla pubblicazione del suo scritto più celebre, Il Principe
, vogliamo segnalarvi la prossima conferenza sulla figura del Machiavelli, dal titolo: “Il conflicto y el consenso. Reflexiones de filosofía política en el quinto centenario de El Príncipe di Maquiavelo (1513-2013)”.

La conferenza, che si terrà lunedì 28 ottobre, si svilupperà in due momenti:
– dalle 10:00 alle 13:00 presso il Salón de Grados della Facoltà di Filologia dell’ Universidad Complutense de Madrid;
– dalle 16:00 alle 19:00 presso il Salón de actos dell’Istituto Italiano di Cultura;

Una personalità singolare, modestia genio e creatività che si fondono in una mente poliedrica,  capace di destreggiarsi in scritti teatrali e opere in prosa, gareggiando con gli antichi nello scrivere di storia, malgrado la sua passione più grande, che come in una grande beffa teatrale gli recherà prima  gioie e poi  dolori, fosse la politica. E proprio della ‘scienza politica moderna’ Niccolò Machiavelli è considerato il fondatore.

Il suo debutto politico inizia quando ha poco più di venti anni, nel 1498 come segretario della seconda cancelleria in una Firenze repubblicana che ascolta le ultime predicazioni di Girolamo Savonarola, frate irriverente e tempestoso, annunciatore di sciagure nella città simbolo del Rinascimento italiano. I suoi incarichi lo portano a rivestire grandi responsabilità nel campo della politica sia interna che estera, compiendo missioni ‘diplomatiche’ in Italia e in Europa .
Ed è grazie a queste esperienze di vita accumulate durante i suoi quattordici anni di ligia fedeltà alla Repubblica fiorentina, che Machiavelli si rese conto di persona della realtà politica del suo tempo .

Sono anni in cui contemporaneamente si dedica alla scrittura: si tratta più che altro di ‘trattatelli’, o appunti di viaggio in cui è solo un abbozzo il nocciolo del pensiero machiavellico che troverà pieno sviluppo ne Il Principe. Ma quella fortuna di cui tanti tentativi di descrizione  ritroveremo  nei suoi scritti, ben presto gli volta le spalle: con la sconfitta della Repubblica fiorentina a Prato (ad opera di truppe spagnole)  nel 1511 ,macchiato per di più dell’onta del disonore per aver partecipato ad una congiura antimedicea ordita da P.Boscoli, il Machiavelli si ritrova completamente escluso dalla vita politica attiva di Firenze.

Ritiratosi  forzatamente nel suo podere di Sant’ Andrea in Percussina, ispirato dalla vita semplice e agreste, genera le sue opere più significative in quello che considerò il periodo più oscuro della sua vita: Il Principe, Belfagor l’arcidiavolo e La Mandragola: storia, narrativa e teatro. Ma l’ ex segretario faticava ad osservare da lontano, come uno spettatore muto e assente lo svolgersi della vita politica, grazie alla quale aveva ottenuto glorie, riconoscimenti e il privilegio di poter conoscere le personalità politiche più influenti dell’epoca: infatti prova a ricalcare la scena pubblica riavvicinandosi alla famiglia dei Medici, cercando di ottenere senza grandi risultati, qualche incarico civile. Non  sarà facile nemmeno quando nel 1527, cacciati i Medici da Firenze, in città si restaurerà l’antica Repubblica.
Guardato con sospetto da ambo le parti, Machiavelli muore in quello stesso anno, solo e poverissimo. Una vera e propria beffa della fortuna.

Con l’irruenza delle sue idee, Machiavelli ha operato una svolta copernicana nella cultura occidentale. Nonostante la sua figura quasi mitica e leggendaria, Machiavelli con l’esempio della sua vita, ha riassunto la condizione dell’uomo comune: vittima egli stesso di una fortuna che ha spazzato via, con il dubbio della congiura , una vita appagante fino ad allora, costantemente in bilico tra abitudini popolane e appuntamenti con gli scrittori classici.
L’analisi quasi costante alla quale le sue opere sono state sottoposte nel corso dei secoli, è  stata la loro croce e delizia: se da un lato a volte il riconsiderare il suo pensiero alla luce delle diverse ideologie, era quasi un’azione forzata, dall’altra questa pratica non ha fatto altro che ‘nutrire’ il suo mito attraverso la divulgazione delle opere.
Qualche anno fa un critico del calibro di Giulio Ferroni scrisse che “le opere di Machiavelli hanno avuto il singolare destino di essere usate nell’ Europa moderna come emblemi cardinali del sapere e dell’operare politico: interpretate, deformate, messe in circolo come modelli per le più diverse prospettive politiche e ideologiche , con un alternarsi di punti di vista positivi e negativi ,di condanne senza appello e di consacrazioni assolute.
Subdolo demonio e laico profeta ,consigliere d’inganni e loro smascheratore, teorico dell’assolutismo monarchico e apostolo delle libertà repubblicane, ancora oggi Machiavelli viene utilizzato per tante scelte politiche e ideologiche ,piegato a far da supporto a teorie e a linee tra loro opposte ,con una sostanziale indifferenza alla concreta realtà dei suoi testi; da questi vengono spesso estrapolate formule prive di ogni consistenza storica, buone ad essere forzate e trascinate nelle direzioni più eterogenee, secondo l’ottica attualizzante che risulta volta per volta più opportuna”.

Precettore di principi, “maestro del male”, patriota difensore delle libertà repubblicane; queste sono solo alcune delle maschere date nei secoli al fondatore della scienza politica, Machiavelli.

Quando: lunedì 28 ottobre 2013.
Dove: Salón de Grados de la Facultad de Filología de la Universidad Complutense de Madrid, dalle 10:00 alle 13:00.
Salón de actos dell’Istituto Italiano di Cultura di Madrid, dalle 16:00 alle 19:00.

Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti.

Per maggiori informazioni: http://www.iicmadrid.esteri.it/IIC_Madrid/webform/SchedaEvento.aspx?id=494

 

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