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DESTINAZIONE ITALIA: BONINO:RETE DIPLOMATICO-CONSOLARE IN PRIMA LINEA PER ATTRARRE INVESTIMENTI STRANIERI

Si chiama Destinazione Italia il piano annunciato nei giorni scorsi e varato giovedí 19 settembre dal Consiglio dei Ministri con l’obiettivo di attrarre investimenti esteri nel nostro Paese.
Destinazione Italia conta 50 misure definite dallo stesso premier Enrico Letta  «secche e semplici per cercare di semplificare la vita alle imprese che vogliano investire in Italia» . Tra i tanti problemi riscontrati, anche quello della criminalitá organizzata. Infatti nel piano é dedicato un capitolo intero al Mezzogiorno, dove, afferma lo stesso Letta «è indicato come accompagnare gli investitori di fronte all’aggressione implicita o esplicita della criminalitá».
Ad illustrare il Piano anche il Ministro degli Affari  Esteri Emma Bonino che ha sottolineato in particolare il contributo che darà la Farnesina attraverso la sua rete diplomatico-consolare.
Dopo aver ricordato la capacità di esportare delle nostre imprese, che, secondo il ministro ha permesso loro di sopravvivere alla crisi economica, la titolare del M.A.E. ha affrontato quello che per lei è il vero problema per l’economia italiana: la quasi inesistente attrazione di capitali esteri e il mancato consolidamento degli investimenti degli stessi italiani in Italia ». La Farnesina, a proposito  è giá in prima linea anche grazie alla ristrutturazione della rete diplomatica e consolare: ha affermato infatti il ministro che « stiamo chiudendo agenzie in Svizzera, ad esempio, per essere più aperti in zone dove ancora non siamo presenti». Continua: «é una modernizzazione indispensabile nonostante alcune resistenze che conosciamo e che diamo per scontate».
«Noi ad esempio – ha aggiunto la Bonino – vogliamo molto bene alla comunità italiana a Spalato, ma forse 42 passaporti all’anno potremmo farli anche per via telematica, mentre in intere province cinesi, così come in altre parti, non ci siamo per nulla».
Ha proseguito affermando che «la rete andrà potenziata in alcuni mercati con personale qualificato e specializzato, perché attrarre investimenti non è la stessa cosa che promuovere l’export. Non sono le facce di una stessa medaglia. Sono proprio due medaglie diverse».
Ambasciate e consolati, dunque, saranno strumenti indispensabili non solo per lo scouting, ma anche per l’attrazione vera e propria e per la fidelizzazione degli investimenti.

Nel corso della conferenza stampa, si è ricordato che il nostro Paese ha un «drammatico bisogno di investimenti esteri che al momento hanno cifre troppo basse». E’ stata confermata l’intenzione di fare un road show nelle principali piazze finanziarie mondiali. Prima tappa la prossima settimana a New York, mentre la seconda toccherá i Paesi dell’ area del Golfo.

Nell’immediato è prevista una consultazione con i soggetti istituzionali e pubblici che durerà 2-3 settimane, il tempo necessario affinché  tutti i soggetti, pubblici e privati che vogliono contribuire, possano farlo. L’adozione definitiva del Piano arriverà per ottobre.

 

 

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  1. luigi ha detto:

    RETE DIPLOMATICO – CONSOLARE IN PRIMA LINEA PER ATTRARRE INVESTIMENTI STRANIERI…..e la si riduce.

    Gentile Ministro degli Esteri Emma Bonino, nonostante quello che si dirà in quest’articolo, forte rimane il rispetto che abbiamo per lei e per le sue grandi battaglie di una vita, unite anche a grandi successi, alcuni dei quali rimangono nella storia politica recente dell’Italia e nessuno di noi, sinceramente, mette in dubbio questo. Sulla questione della chiusura di sedi consolari crediamo, però, che sia completamente scivolata, forse non adeguatamente informata. Chi le scrive è parte piena di “quelle resistenze conosciute….da superare”, usando la sua espressione, contro le chiusure delle sedi consolari.

    Dispiace molto sentire da lei, in conferenza stampa a margine del Consiglio dei Ministri n. 24 del 19 settembre, espressioni infelici contro coloro che si oppongono ai tagli di 13 diverse sedi consolari, al servizio di oltre 200mila italiani residenti all’estero. Forse l’opposizione a questo piano di tagli per lei sarà solo un dettaglio, fastidioso, da neutralizzare ma per noi che viviamo all’estero no di certo. Privare di servizi basilari 200mila italiani costituisce un danno al sistema Paese ed all’immagine positiva che si vuole dare. Nonchè si crea un freno psicologico verso gli investimenti che potrebbero provenire da un così vasto numero d’italiani e dal contesto, molto più ampio, in cui loro vivono ed operano.

    Riduce, nella sua dichiarazione, ad inezia le richieste della comunità storica italiana di Spalato, stiamo parlando di un piccolo ufficio con spese irrisorie, molto utile anche alla marea di turisti italiani che si recano sulla costa dalmata ogni anno. Ma perchè allora non ha citato la sede di Mons in Belgio (30mila italiani), anche questa da chiudere, dove si rinnovano migliaia di passaporti l’anno, o quelle in Australia, America e cosi’ via?

    Ci permetta ma lei fa un grave errore concettuale: mischia consolati con ambasciate. I consolati sono indirizzati prevalentemente per servire ed assistere gli italiani e naturalmente collocati dove la presenza italiana è più marcata, non ancora in Cina, quando sarà certamente si. Cosa diversa sono le ambasciate, dove siamo perfettamente d’accordo su di una loro presenza in nuove aree economicamente emergenti da subbito; però chiude solo consolati e non ambasciate.

    Chiusure che, sommate alle molte già fatte ed alla carenza di personale, incidono rilevantemente sul funzionamento di tutte le altre strutture accoglienti. Immagini una piazza importante come Londra, dove e stata creata una super circoscrizione consolare con l’accorpamento irrazionale di Bedford, che sta creando grandi problemi a quella Comunità, e diverse decine di milioni di euro per una nuova sede, al momento per rinnovare un passaporto ci vogliono circa 4 mesi (come nel secondo dopoguerra). Che immagine si da dell’Italia ad un imprenditore di quell’area che vuole investire in Italia? Il primo biglietto da visita all’estero è proprio l’efficienza di questi servizi, cose apparentemente semplici ma importanti è da li che si parte, poi gli “show”. Altrimenti, con queste premesse, fidelizzare gli investimenti diviene molto più difficile, con feedback negativi appena si entra in relazione con la burocrazia italiana.

    Mi delude molto, e spero che si corregga, nel non capire in qualità di Ministro degli Esteri come si rinnova un passaporto italiano all’estero (ed anche in Italia), lei afferma infatti che può essere tutto fatto per via telematica, sbagliato! Vede, dal 2010 è in vigore in Italia il passaporto biometrico, ce l’avrà anche lei, dove bisogna andare di persona per prendere le impronte digitali. La macchinetta per le impronte deve esser tenuta poi in cassaforte e utilizzata solo da un funzionario responsabile, per ovvie questioni di sicurezza non può essere data neanche ad un console onorario. Quindi abbi più considerazione per i cittadini italiani di Spalato, che dovranno farsi 400 km solo per rinnovare il passaporto, e le loro giuste istanze non le veda solo come delle lagne presto da elidere, cerchi di capire le difficoltà che si creano a quella comunità, come al resto dei 200mila italiani e a catena agli altri.

    Infine, nella lista dei 13 consolati vi è incluso Newark, 20mila italiani, in New Jersey zona economicamente molto sviluppata e strategica, oberando di riflesso il gia’ difficile lavoro nel consolato di New York, sede accogliente. Ha anche affermato che chiusure come quella di Newark sono necessarie al fine di essere più aperti in zone dove ancora non siamo per promuovere meglio il sistema Paese, citando nuove aperture a Ho Chi Min e Ashgabat. Nella ricerca del “drammatico bisogno” di investimenti esteri per l’Italia dove ha cominciato i “road show”? A Ho Chi Min? A Ashgabat? No – a New York!

    Luigi Reale

    Comitato per i servizi consolari dell’ex circoscrizione di Bedford (GB)

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