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Rapporto Caritas/Migrantes: il Lazio nel mondo

Più di 50 milioni i turisti stranieri che vengono annualmente in Italia per pernottarvi, 4 milioni i cittadini italiani residenti all’estero e 5 milioni gli immigrati con cittadinanza straniera soggiornanti in Italia, cui si aggiungono gli italiani di origine immigrata.

Questi alcuni dei dati contenuti nella ricerca “Il Lazio nel Mondo. Immigrazione ed Emigrazione”, a cura del Centro Studi e Ricerche Idos e del Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes, presentata oggi a Roma, presso la Sala Monte dei Paschi di Siena, alla presenza dell’assessore alle Politiche sociali e Famiglia della regione Lazio, Aldo Forte.

I lavori, aperti e moderati da Franco Pittau, Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes, hanno visto il saluto introduttivo di mons. Enrico Feroci, Direttore Caritas diocesana di Roma.

Il senso spirituale della mobilità umana: è partendo da questo assioma che si sono snodate le riflessioni di mons. Feroci il quale, ripercorrendo il senso più profondo del termine mobilità (da Abramo fino alle parabole di Gesù), ha parlato di solidarietà, accettazione della diversità, multiculturalità, accoglienza (“che si apprende ma si disimpara nei momenti di crisi e di difficoltà”): tutti valori fortemente condivisi, e soprattutto incarnati, dall’operato della Caritas convinta “che una vera umanità non può rinnegare la funzione di supporto, specie in un popolo di emigrati quale è quello italiano”.

“La mobilità – ha concluso mons. Feroce – è anche un fattore incentivante: si dà ma si riceve anche. Gli immigrati vengono in Italia perché hanno bisogno, ma danno molto in termini economici. Se venissero a mancare gli immigrati, diversi settori lavorativi entrerebbero in difficoltà. Facendo i calcoli ciò che riceviamo dagli immigrati è più di quanto diamo”.

La parola è passata poi ad Alberto Colaiacomo, Delfina Licata e Luigi Ricciardi, dell’equipe Dossier Statistico Immigrazione, i quali hanno presentato nel dettaglio la ricerca, divisa in tre tronconi: emigrazione, immigrazione e flussi turistici.

Sul tema “Turismo e Viaggi” si è soffermato Colaiacomo che ha inserito nel capitolo anche i brevi soggiorni di lavoro: il comparto, ha specificato, frutta 29 miliardi di euro di entrate (6 miliardi in più rispetto alle uscite) e impegna 2 milioni e 200mila addetti. Un turismo tuttavia in sofferenza da qualche anno. Secondo i dati della Banca d’Italia e dell’Istat, nel 2009 sono stati 72 milioni i viaggiatori in Italia dall’estero, di cui 29 milioni non hanno pernottato e 43 sì. L’1 per cento di questi 43 milioni è diventato un immigrato.

“Il 70% degli immigrati nel Lazio – ha precisato Colaiacomo – arriva dai Paesi dell’Ue, il 15 per cento viene a trovare i parenti, un’altra percentuale è costituita dai nostri emigrati che tornano per le vacanze (molti dichiarano di aver dormito in case di proprietà); altri infine sono parenti che vengono a trovare gli immigrati in Italia. Il mezzo di trasporto più usato è l’automobile, l’aereo e le navi. I quattro quinti di questi immigrati vengono per ragioni personali (vacanze, studio, pellegrinaggi religiosi, turismo, visite a parenti o amici); un quinto viene per motivi di lavoro, spesso con permanenze lunghe”.

“Il Lazio – ha aggiunto – risulta una delle maggiori regioni per numero di connazionali all’estero e, pur non essendo una regione frontaliera, è una delle maggiori ad attrarre immigrati, essendo anche una delle più dotate di infrastrutture”.

Sul tema è tornata Delfina Licata, che ha precisato: “Il Lazio è una delle principali regioni di emigrazione: esso conta infatti 360mila cittadini residenti all’estero iscritti all’Aire”.

Per questo, “il Lazio ha un’incidenza pari all’8,9% sulla Nazione quanto a corregionali emigrati. E l’emigrazione dalla regione è un fatto ancora attuale: le comunità dei laziali all’estero sono vive e poco conosciute. Le donne laziali all’estero incidono per il 48 per cento. Gli emigrati laziali sono giovani (si contano 57 mila minorenni pari agli anziani), la maggior parte (sei su dieci) all’estero è nata all’estero (si tratta quindi di una presenza giovane). Non a caso, da parte dei flussi di nuova generazione si sono registrate 5mila acquisizioni di cittadinanza. Altra caratteristica notevole è che l’emigrazione laziale è più americana (63%) che europea (31%): prevalgono tra le mete di arrivo i territori dell’America del Sud, anche se dopo i conflitti mondiali la preferenza è stata l’Europa”.

La maggior presenza di laziali emigrati, è stato ancora detto, si riscontra in Brasile e Argentina, a differenza dello standard nazionale che vede al primo posto la Germania. Rilevante inoltre la presenza dei laziali in Perù.

“La provincia di Roma – ha proseguito Licata – è la prima in Italia per numero di emigrati, la vera e propria diaspora viene da Frosinone”. Caratteristiche peculiari dell’emigrazione laziale, infine, la laboriosità: “i laziali emigrati – ha concluso – si contraddistinguono per la vocazione al lavoro autonomo e alla piccola impresa.

Gli aspetti più rilevanti dell’immigrazione nel Lazio sono stati poi presentati da Ricciardi: 497.940 gli immigrati in regione, di cui 405.657 a Roma, 34.306 a Latina; seguono nell’ordine Viterbo, Frosinone e Rieti.

L’immigrazione laziale segue un ritmo di crescita superiore a quello nazionale e risulta avere un’incidenza elevata rispetto alla popolazione autoctona.

“Roma – ha detto Ricciardi – incide per l’81% e ciò dimostra l’attrattività della regione, anche se il dato è più basso rispetto agli anni passati, in declino e a vantaggio della crescita nelle province laziali”.

Roma si colloca poi “ai vertici dell’attrattività immigratoria, subito dopo la Lombardia. Quanto alle provenienze: il 62% degli immigrati è europea (in crescita), il 17 per cento proviene dall’Asia e il 10,8 dall’Africa. Le comunità straniere più numerose nel Lazio provengono nell’ordine da Romania, Filippine, Polonia, Albania, Ucraina, Perù e Bangladesh, Cina, India, Marocco e Moldavia”.

Quanto all’indice di inserimento sociale “il Lazio si colloca nella fascia media, mentre le province di Rieti e Latina in quella alta, a dimostrazione del fatto che la qualità della vita sia migliore. Invece, – ha concluso – l’inserimento occupazionale è più alto nella capitale che in provincia. Infine, dal 2009 sono partite dal Lazio 1,9 miliardi di rimesse”.

Commenti alla ricerca sono venuti poi da: Romulo Salvador (Filippine), consigliere comunale aggiunto, Tetyana Kuzik, (Ucraina), consigliere aggiunto, Clarisse Essane Niagne (Costa d’Avorio), Sei-Ugl, Pilar Saravia (Perù), Uil Roma e Lazio/Forum Intercultura caritas Roma.

I relatori hanno portato ognuno la propria testimonianza di immigrati in Italia ed emigrati da quattro continenti (Asia, Europa, Africa e America), ripercorrendo vicissitudini personali ed intrecciandole al contesto istituzionale e politico nazionale.

Nella fattispecie, Romulo Salvador ha colto l’occasione per illustrare i diritti ottenuti dagli immigrati nel Lazio dopo l’introduzione, durante la giunta Veltroni, della figura del consigliere comunale aggiunto che “pur non avendo diritto di voto, incide nella politica comunale. Con l’introduzione poi – ha asserito – della Consulta regionale per l’Immigrazione sono stati fatti ulteriori passi in avanti”. Merito della giunta Alemanno, ha concluso “è stato quello di aver saputo accogliere l’idea di queste cariche, delegando loro ulteriori compiti e rafforzandone così i ruoli”.

Tetyana Kuzik, d’altro canto, ha presentato la condizione femminile delle donne dell’Est immigrate in Italia, che rappresentano “il 90 per cento degli immigrati dall’Europa dell’Est”. Ricordando l’aumento e l’affermarsi delle famiglie miste nel nostro Paese, conseguenza diretta di questa presenza femminile straniera, la Kuzik ha rilevato la necessità di curare strutture e servizi mirati a questo target e di rivedere le norme che in Italia portano al diritto di acquisizione della cittadinanza per i figli stranieri.

Da parte di Clarisse Essane Niagne è stata trasmessa la posizione del Sei-Ugl in merito ai diritti lavorativi degli immigrati. “È necessario – ha detto – accompagnare gli stranieri nel mondo del lavoro, garantendone i diritti, studiando al meglio le ripercussioni che la crisi economica ha sugli immigrati per contrapporsi al costante rafforzamento del lavoro sommerso, dello sfruttamento, dei salari bassi, dei turni sempre più pesanti. Obiettivo, evitare gli infortuni sul lavoro, il cui numero è ancora troppo alto”.

“Proponiamo – ha affermato – l’avvio di un dibattito positivo con la regione Lazio che porti ad interventi che sostengano il ruolo della famiglie e che indirizzi il fenomeno migratorio verso la non devianza, valorizzando le buone pratiche nella lotta alla discriminazione, favorendo l’inclusione sociale e – ha chiosato – salvaguardando le categorie a rischio”.

Infine, i forti legami che da sempre legano l’Italia al Perù sono stati al centro della riflessione di Pilar Saravia, la quale ha ripercorso la propria esperienza alla luce di nessi storici, letterari e sociologici.

Le conclusioni del dibattito sono state infine affidate all’assessore alle Politiche sociali e Famiglia della regione Lazio, Aldo Forte. (stefania del ferraro\aise)

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