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Riforma dell’Editoria: la FUSIE in Senato chiede nuovi requisiti per i contributi alla stampa estera

Aggiornare la legge 416 del 1981 prevedendo nuovi requisiti per i contributi alla stampa italiana all’estero.

Questa la richiesta che la Fusie ha portato oggi in Commissione Affari Costituzionali del Senato dove, in sede referente, è iniziato l’esame della riforma del settore-editoria (decreto legge n.63). A rappresentare la Federazione il Presidente Giangi Cretti, accompagnato dal Segretario Generale Giuseppe Della Noce.

Nel corso dell’audizione, Cretti ha sostenuto che “la mutata condizione socio-economica della comunità degli italiani all’estero e le cambiate modalità di produzione e di fruizione dell’informazione impongono un aggiornamento delle disposizioni normative che presiedono all’erogazione dei contributi per l’editoria italiana all’estero”. Si tratta, come accennato, dell’articolo 26 della legge 416 del 5 agosto 1981.

Dunque, ha aggiunto il Presidente della Fusie, nell’ambito della riforma dell’intero settore dell’editoria (Disposizioni urgenti in materia di riordino dei contributi alle imprese editrici, nonché di vendita della stampa quotidiana e periodica e di pubblicità istituzionale), “in attesa che si proceda nel 2014, come ci pare sia previsto, al complessivo riordino della normativa”, sarebbe opportuno, “se formalmente possibile, chiedere che venga introdotto un articolo che modifichi l’articolo 26 della menzionata legge 416, e, al contempo, chiedere un’integrazione all’art 5 del decreto ora in esame”.

Questa richiesta, ha puntualizzato Cretti, “è dettata dalla necessità di ribadire, esplicitandola in un apposito articolo, la specificità dell’editoria italiana all’estero, per la quale l’accesso al sostegno pubblico deve essere fissato sulla base di alcuni requisiti”. Cinque quelli individuati dalla Fusie ed esplicitati in audizione da Cretti: “l’anzianità della testata – per la quale si propone un minimo di 3 anni; la sua reale diffusione all’estero; il suo apporto alla diffusione della lingua e della cultura italiana – l’informazione deve essere veicolata almeno nella misura del 50% in lingua italiana; il suo contributo alla promozione del sistema Italia all’estero; e, infine, la sua consistenza informativa”.

Oltre ai requisiti, Cretti ha definito “fondamentale ridefinire i criteri con i quali i contributi vengono assegnati, e soprattutto il loro dosaggio, che va attentamente ponderato”.

Richiamata la “opportunità di un adeguamento del contributo totale, fissato da oltre 11 anni a 2,065 milioni di euro da ripartire fra più di 100 testate”, il Presidente della Fusie ha spiegato che i criteri usati per l’assegnazione dei contributi “devono essere, per quanto possibile oggettivi e, fatta salva una quota-parte assegnata in modo equivalente a tutte le testate aventi diritto, ricalcano, tranne che in un’eccezione tutt’altro che marginale, quanto attualmente in vigore. Infatti, non potranno prescindere dalla frequenza della pubblicazione, dal numero delle copie effettivamente diffuse, da quello delle pagine stampate”.

Infine, per la Fusie appare “inadeguato, oltre che di difficile interpretazione il voto con il quale, secondo il vigente regolamento, dovrebbero essere valutati “la natura informativa e l’apporto alla conoscenza dei fatti italiani e dei problemi del lavoro italiano all’estero”. Un voto che, ad oggi, non è mai oggetto di una reale valutazione, ma semplicemente e tacitamente riproposto uguale a sé stesso”.

In sua sostituzione, la Fusie ha proposto “l’inserimento di un nuovo criterio teso a valutare la consistenza occupazionale delle singole testate”.

Ma, ha ribadito Cretti, “determinante è il dosaggio, con il quale questi criteri concorrono a definire l’ammontare del contributo alle testate che risultino averne diritto, considerando che, se vanno salvaguardate testate che potremmo definire di “comunità”, finalizzate ad una valorizzazione della qualità dell’informazione, devono essere previsti anche incentivi per chi si sforza di operare puntando alla professionalità”.

Dopo aver ricordato che “nel regolamento d’applicazione si prevede anche la nuova composizione della Commissione preposta a valutare l’ammissibilità delle testate che richiedono il contributo”, la Fusie ha chiesto che essa preveda “la presenza di esponenti della Presidenza del Consiglio – Dipartimento per l’editoria, del Ministero degli Esteri, della Federazione stessa, della Federazione Nazionale della Stampa, del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero e della Consulta Nazionale dell’Emigrazione”.

Il presidente Cretti ha infine definito “oltremodo opportuno esplicitare rigorose e chiare modalità di controllo – fino a prevedere anche la certificazione del bilancio in caso di contributi che superino ad esempio i 50.000 euro – assegnando questa competenza ad uno specifico organismo”.

L’audizione si è conclusa con la richiesta di emendare l’articolo 5 del decreto legge n.63 ora all’esame della Commissione, “inserendo nello stesso un comma che stabilisca in modo esplicito che la pubblicità istituzionale venga assegnata anche alle testate italiane all’estero, indicandone la quota-parte”. (aise)

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