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Pdl e Lega ancora alleati in Aula: no ai senatori all’estero

L’aula del Senato ha approvato il 27 giugno – tra le proteste di Pd, Idv e Terzo polo – l’articolo 2 delle riforme costituzionali con la nuova versione del Senato federale voluto dalla Lega. L’emendamento – che porta la firma di Roberto Calderoli e Sergio Divina – è stato approvato con 153 sì, 136 no e 5 astenuti. Si è quindi ricostituito l’asse tra il Carroccio e il Pdl, che ha votato il testo assieme a Coesione nazionale facendo saltare il testo della maggioranza “ABC” uscito dalla commissione.
A votare contro tutti gli altri gruppi che hanno denunciato “lo scambio politico” tra i due partiti. Il testo riscrive l’articolo 57 della Costituzione: prevede che l’assemblea di Palazzo Madama sia formata da 250 senatori ai quali però si devono sommare 21 rappresentanti regionali: i senatori complessivamente scendono quindi a 271 (invece che 311 come nella precedente formulazione che era stata bocciata ieri in prima commissione 1). I rappresentanti regionali, viene specificato, “non sono membri del Parlamento e non ricevono la relativa indennità”. L’emendamento approvato non prevede senatori eletti all’estero.
Nella versione originaria del testo della Lega, i rappresentanti delle Regioni erano 40, che aggiunti ai 21 governatori (2 dal trentino) e ai 250 senatori eletti, faceva 311. Nel testo ABC i senatori venivano portati a 254 compresi gli eletti all’estero.

Fonte: (l’italiano.it)

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