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IMU: Il Consiglio regionale per l’Emigrazione dell’Umbria chiede ai Comuni agevolazioni per gli Umbri all’estero

Prendere in considerazione la possibilità di valutare, ai fini del calcolo della quota IMU, come “abitazione principale l’unità immobiliare posseduta dai cittadini italiani non residenti nel territorio dello Stato a titolo di proprietà o di usufrutto in Italia, a condizione che non risulti locata”. E’ quanto ha chiesto ai sindaci umbri il presidente del Consiglio regionale per l’Emigrazione, Fausto Galanello.
Per quanto riguarda gli immobili ad uso abitativo, vengono operate aliquote diverse per il calcolo della tassa dovuta a seconda se trattasi di “abitazione principale”, cioè quella di residenza, oppure di altri immobili (abitazioni diverse da quella dove si risiede). Tale legislazione prevede che i Comuni, chiamati a dotarsi di un proprio regolamento in merito, possano, nella sua stesura, considerare “direttamente adibita ad abitazione principale l’unità immobiliare posseduta dai cittadini italiani non residenti nel territorio dello Stato a titolo di proprietà o di usufrutto in Italia, a condizione che non risulti locata “.
Tale possibilità – ha spiegato Galanello – se inserita nei regolamenti comunali, porterebbe ad una sensibile diminuzione dell’importo dovuto per l’IMU dagli umbri residenti all’estero proprietari di un’abitazione in uno dei Comuni umbri, a condizione che essa risulti non locata. L’auspicio è che da parte dei sindaci umbri venga operata la scelta di riservare alle unità immobiliari in questione lo stesso trattamento previsto per l’abitazione principale, inserendo nei propri regolamenti una tale clausola agevolativa.
La nuova IMU – scrive il presidente del Consiglio dell’Emigrazione – se calcolata sulla base delle aliquote previste per le abitazioni diverse da quella principale, può aggravare ulteriormente i costi di gestione delle case possedute in Umbria dai nostri immigrati, senza dimenticare l’obbligo, vigente in alcuni paesi esteri di denunciare tali immobili anche al fisco locale ai fini del pagamento della tassa patrimoniale. Un aumento significativo degli oneri fiscali, che si aggiungono a quelli gravosi di manutenzione di un immobile posseduto in Italia, può portare il proprietario a ipotizzarne la vendita. Inutile – prosegue – sottolineare l’impatto economico negativo che avrebbe tale evenienza, soprattutto nei comuni interessati in passato da forti fenomeni migratori. Occorre inoltre considerare, che queste case sono quasi sempre il frutto di un duro lavoro all’estero e dell’investimento in Umbria delle rimesse di generazioni di migranti che hanno inteso in tal modo, contribuire allo sviluppo economico e sociale della nostra regione. Oggi quelle case sono passate ai figli ed ai nipoti e rappresentano per essi l’ultimo legame con la terra di origine, la ‘loro abitazione principale’ in Umbria. Da valutare anche il rischio di una forte penalizzazione del turismo di ritorno e quello legato alla promozione indiretta del territorio umbro”. (www.regione.umbria.it)

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