Home >> Notizie >> “Invecchiare è un’obbligo, crescere è una scelta”-A cura della Dott.ssa Rosa Venturini Ragno

Esiste un’enorme differenza tra invecchiare e crescere; qualsiasi essere umano riesce ad invecchiare; non esige nè curiosità, nè ricerca, nè talento e tanto meno  abilità.

Che cos’è la crescita? Per rispondere a questa domanda è necessario riprendere il punto di partenza riguardo al concetto della natura umana e del suo sviluppo, secondo la Psicoterapia Umanista.

 

Nella Psicoterapia Umanista si intende l’essere umano solamente nel suo interagire con l’ambiente, nel suo costante e continuo processo di contatto che crea un campo, un campo dialettico. La persona nasce con una serie di funzioni che gli permettono di sopravvivere; per far ciò  deve “andare verso l’ambiente e prendere ciò di cui necessita”; prendere ossigeno, cibo, rifugio, carezze, abbracci, ecc…. Questo interagire, questo contatto, implica una modificazione della persona ed una modificazione dell’ambiente.

 

L’esperienza è l’incontro tra le pulsioni, le necessità, i desideri dell’essere umano ed il suo ambiente, unico luogo nel quale è possibile trovare la loro soddisfazione. L’essere umano cresce come risultato del suo “alimentarsi”; ha bisogno dell’ambiente e degli “alimenti” estratti da esso per poter sopravvivere e, di conseguenza, per poter crescere.

 

A volte, tuttavia, l’essere umano restringe il suo campo d’esperienza; lo scambio con l’ambiente si riduce al minimo, la persona si occupa unicamente e solamente delle sue necessità primarie ed immediate per assicurarsi la sopravvivenza, ma, sicuramente in questo modo, non cresce. Abbiamo bisogno degli altri per la nostra crescita. La crescita è la conseguenza del contatto quando si è realizzato in modo soddisfacente; quando la persona mobilita le proprie risorse, le proprie potenzialità in una sequenza di fasi e tappe.

 

A volte la persona stessa si impedisce di entrare in contatto con l’ambiente nella direzione indicata dalle sue necessità. A volte sostituisce le proprie scelte con decisioni che sono state prese da altri, in altri momenti ed in altri luoghi e che, nella sua attuale situazione, risultano obsolete; altre volte le sostituisce con ricordi, fantasie, preoccupazioni, timori e paure; altre volte sostituisce l’azione rivolta verso l’ambiente per un’azione verso o contro se stessa, poichè è meno pericolosa, o meno minacciante; altre volte si separa, si isola dall’ambiente, apprende che solamente può fidarsi di se stessa, per non avere o non incontrare sostegno nell’ambiente.

 

Tutto ciò, spesso, ci  porta a giurarci che mai più ci collocheremo in una posizione di necessità e di dipendenza, e così ci collochiamo in una posizione di manipolazione e di controllo, piuttosto che di sostegno e di fiducia. Spesso viviamo vite “di fretta”, troppo piene di stimoli, continuamente distratti dal lavoro, dal telefono, dalla televisione, da internet, dai giornali, dalle persone con le quali “dobbiamo” incontrarci; corriamo sempre senza pausa, non ci fermiamo mai.

 

Chi cerca tempi per stare in silenzio? È necessario riprendere il contatto sensoriale ed affettivo, prestar ascolto alle nostre sensazioni, ai nostri sentimenti, alle nostre necessità di appoggio e di sostegno. È necessario appropriarci della nostra esperienza confrontandoci ed integrando i nostri vissuti di delusioni, di tristezza, di dolore, di sentimenti d’abbandono e di tradimento.

 

Cresciamo incontrando opportunità di cambio; cresciamo incontrando opportunità nelle novità.  Il mondo è pieno di opportunità. Non è mai troppo tardi per essere tutto quello che possibilmente potremmo essere. Siamo noi stessi che abbiamo ridotto la nostra libertà fino al punto che terminiamo per vivere nei limiti di essa; questo è dovuto soprattutto a tutto ciò che facciamo in “automatico” nel nostro modo di pensare, di reagire e di interagire.

 

Viviamo, come direbbe T.S. Eliot,Distratti dalle distrazioni che ci distraggono”. È solo dal silenzio che ci possono arrivare idee chiare ed un’azione, una vera azione frutto di una grande riflessione; altrimenti essa non avrebbe senso, significherebbe un’ulteriore distrazione. È auspicabile chiederci chi siamo, dove viviamo e  quali finalità ci prefiggiamo; riuscire a convertirci in chi siamo consiste nell’identificarci in modo cosciente con le nostre necessità ed esprimere nel nostro ambiente scelte proprie, e non tentare di arrivare ad essere chi in realtà non siamo, poichè “questo è ciò che ci si aspetta da noi”.

 

È necessario correre il rischio, avere coraggio ed avere determinazione; solamente così cresciamo e ci trasformiamo. È possibile costruire, vivere una vita, una vera vita, una vita nella quale ci riconosciamo. Per chiudere questo momento di riflessione, desidero condividere una frase che mi è rimasta in un “luogo” della memoria:

“Non smettiamo di amare perchè invecchiamo; invecchiamo perchè smettiamo di amare”.


Rosa Venturini

Pedagoga e psicoterapeuta

rventurini@hotmail.it

cell. 616981163

 

 

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One Comment

  1. Marina Sozzi ha detto:

    Concordo, dottoressa Venturini. Anzi, mi verrebbe da dire che l’unico antidoto all’invecchiamento è la crescita. E’ un tema che mi sta molto a cuore. E credo che sia ancora piuttosto trascurato nella nostra cultura, in cui è fortissimo il condizionamento che impone di non invecchiare (soprattutto alle donne), nel senso di non dimostrare i propri anni, di stare bene, e di continuare a consumare. Intendo occuparmene anche nel mio blog, che mi permetto di segnalarle, sperando le possa interessare: http://www.sipuodiremorte.it.

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