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IL RAPPORTO “ITALIANI NEL MONDO 2013”: SI EMIGRA DA E VERSO NUOVE TERRE

Torniamo a parlare d’italiani all’estero e di emigrazione, questa volta da una diversa prospettiva. Di seguito i risultati di uno studio dal quale pare siano emersi numeri molto diversi rispetto a quelli di cui davamo notizia nel precedente articolo sulla presunta “chiusura” dei giovani italiani. Quale posizione pensate si avvicini di più alla realtà o rispecchi maggiormente la vostra esperienza? Fatecelo sapere scrivendo a: segreteria@comitesspagna.info


Secondo i dati dell’ A.I.R.E.  del gennaio 2013, sono infatti  4.341.156 i cittadini italiani residenti fuori dei confini nazionali; il 7,3% dei circa 60 milioni di italiani residenti in Italia. L’aumento rispetto allo scorso anno è di 132.179 unità, +3,1% rispetto al 2012. La maggior parte degli italiani residenti fuori dall’ Italia vive in Europa; seguono poi l’America e, a larga distanza, l’Oceania, l’Africa e l’Asia. In netta crescita è la comunità italiana in Asia, seguita da America, Africa, Europa e Oceania, per un aumento totale nel triennio 2011-2013 del 5,5% sul piano nazionale. È quanto emerge dal Rapporto Italiani nel Mondo 2013, presentato ieri, giovedì 3 ottobre a Roma dalla Fondazione Migrantes.

 

Lo studio del Rapporto riguarda i migranti italiani di ieri e di oggi: coloro che posseggono il passaporto nazionale e la cittadinanza italiana ma vivono fuori dai confini nazionali, coloro che votano all’estero, quelli che nascono all’estero da cittadini italiani, quelli che riacquistano la cittadinanza. E ancora: chi si sposta per studio o formazione, per disoccupazione o per inseguire un sogno professionale. L’indagine ha poi affrontato vari temi: lo sviluppo della lingua italiana nel mondo, la fitta presenza di connazionali  italiani in Cina, Vietnam, Crimea, Paesi Bassi, Egitto, Haiti; e poi ancora l’ emigrazione italiana proveniente dal Trentino, Emilia Romagna, Lazio, Lucca o Palermo.

 

L’evento è stato inaugurato da monsignor Francesco Montenegro, presidente della Commissione Cei per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes, coadiuvato dalla giornalista Tiziana Grassi, moderatrice dei lavori. Monsignor Francesco Montenegro ha ricordato come oggi le nuove mobilità siano ormai diventate una priorità per la Chiesa cattolica. Ricordando che circa un secolo fa Pio X introduceva la Giornata Mondiale delle Migrazioni, la Chiesa ancora oggi continua a interrogarsi su quale sia il ruolo del sacerdote accanto a milioni di uomini e donne che abbandonano la loro terra d’origine per garantire, per sè e per i propri figli, un futuro migliore. Per monsignor Montenegro l’attenzione della Chiesa per i migranti non deve semplicimente ridursi all’evangelizzazione e all’amministrazione dei sacramenti, nè alleviare disagi e sofferenze con la sola assistenza caritativa: intuizione fondamentale è la promozione dei diritti umani e della giustizia verso ogni persona, di cui la cittadinanza è uno strumento.

 

Dopo la proiezione del video “Rapporto sugli Italiani nel Mondo 2013” del regista Marco Matteo Donat-Cattin, la relazione introduttiva è stata affidata a monsignor Gian Carlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes intervenuto sul tema: “L’VIII Rapporto Italiani nel Mondo: uno strumento culturale della Migrantes al servizio della società”.
Per monsignor Perego « l’informazione è un mezzo fondamentale per una pastorale attenta e vicina alle persone, infatti rientra in questo progetto informativo anche il Rapporto Italiani nel Mondo che ci si augura diventi sempre di più un sussidio educativo e che la sua funzione pedagogica sia riconosciuta non solo per le notizie contenute, ma anche per la metodologia multi-interdisciplinare adottata e per i valori della transnazionalità e dell’interculturalità in esso contenuti».

 

Monsignor Perego continua ricordando come alla necessità di mantenere vivi i ricordi e il legame con il luogo d’origine e, allo stesso tempo introdurre alla conoscenza della nuova realtè in cui si emigra, un valido contributo è offerto dalle Missioni Cattoliche Italiane. Tra i propositi dell’VIII Rapporto Italiani nel Mondo vi sono: l’attenzione ai giovani e alla loro mobilità; la riflessione costante sulla cittadinanza e il diritto di voto; una maggiore cura dell’ immagine dell’Italia e della mobilità italiana attraverso il lavoro dei  mass media italiani e internazionali; il mantenere viva l’attenzione per gli emigrati in difficoltà e le loro famiglie.

 

La presentazione analitica del Rapporto Italiani nel Mondo è stata in seguito affidata alla curatrice Delfina Licata, che ha esordito dicendo che è davvero incerto definire statisticamente l’emigrazione italiana oggi, dal momento in cui essa è influenzata da precarietà,variabilità e tanti altri fattori. Delfina Licata ha rilevato che ciò che si sta notando da circa tre anni è un netto cambiamento delle destinazioni: gli italiani che privilegiano l’Asia come meta ha infatti subito un incremento del +18,5 per cento: dai dati risulta che  in questo contesto la Cina la fa da padrona, con 900 italiani con residenza nel Paese nel 2012; 18 mila le presenze in Brasile e 2550 in Australia.

 

Diversamente da quel che si potrebbe pensare sono cambiate anche le regioni d’origine dei moti migratori: rispettivamente Lombardia, Veneto e Sicilia. Quanto agli universitari, emigranti a scadenza, si rileva che chi usufruisce di una borsa Erasmus in Europa goda di una copertura finanziaria ridotta: per cui è evidente che alle spalle ci siano famiglie forti che possano assicurare ai figli il proseguimento del percorso di formazione all’estero. Prosegue Delfina Licata: «dai dati Istat quello che emerge è che aumentano gli espatri e diminuiscono i rientri. Il 22% di chi parte è laureato, il 28% è diplomato. Chi parte spesso non ha terminato gli studi di laurea». E ancora: «Come arrivare a ciò che i dati non chiariscono? La risposta viene dalle indagini dedicate al mondo giovanile specie sulle condizioni dei giovani in Europa, da cui emerge che la famiglia risulta spesso la scialuppa di salvataggio. Ma non per chi sceglie di andare in realtà statunitensi: questi italiani si rifiutano di guardarsi alle spalle e manifestano la volontà di integrarsi per diventare cittadini del mondo», ha spiegato Licata.

 

Concludendo, Licata ha parlato di due segreti per fare fronte oggi alla questione dell’emigrazione: «bisogna fare rete e far sì che i mondi dialoghino, un dialogo costante, aperto, costruttivo e continuo». E’ seguito poi l’intervento del Prof. Massimo Vedovelli, Rettore dell’Università per Stranieri di Siena e della Commissione Scientifica Rapporto Italiani nel Mondo. Vedovelli ha sottolineato tre elementi in particolare: gli effetti dei movimenti migratori sul dinamico spazio linguistico italiano, i limiti derivanti dalla mancanza di una politica linguistica nazionale e gli effetti linguistici dei movimenti migratori sulla condizione della lingua italiana nel mercato globale delle lingue. Per Vedovelli bisogna avvicinarsi al problema da un’altra prospettiva, abbandonando il modello del distacco linguistico e abbracciando il concetto di lingue in emigrazione come spazi linguistici globali. Continua poi dicendo: «I nostri emigrati sono portatori di multilinguismo. Superiamo l’idea che le lingue che si incontrano siano monadi: chi si sposta sperimenta infatti spazi linguistici multipli. Per questo dobbiamo sperimentare nuovi modelli di politica linguistica e di ricerca linguistica».

 

La disponibilità degli italiani verso le esperienze di mobilità l’ha raccontata Alberto Toso, Presidente del Comitato di rappresentanza degli assistenti parlamentari accreditati al Parlamento europeo e Redattore Rapporto Italiani nel Mondo 2013, che ha citato i «4.179 candidati ad uno stage in Commissione europea sui 18mila totali», la storia del «medico italiano di 36 anni precario nella sua città che diventa in breve primario di fama nazionale nel Regno Unito», oppure i «24mila studenti italiani che nell’anno accademico 2011-2012 sono partiti per un semestre accettando la sfida di andare a studiare all’estero con 200 euro al mese di rimborso spese del Programma Erasmus». Ed ancora: i «227 milioni di euro per il programma europeo “Marie Curie”, a cui hanno partecipato 2.079 ricercatori italiani nel settennato 2007-2013». Queste cifre ufficiali rappresentano la capacità di molti giovani italiani oggi di cogliere le occasioni che l’Unione europea offre. Il rapporto descrive da questo punto di vista il grande  desiderio di mobilità dei giovani tra i 25 e i 34 anni, riconoscendo il ruolo efficace di supporto delle pastorali, mediatori che danno un contributo enorme a questi migranti che, altrimenti sarebbero soltanto meri numeri.

 

Ilaria Del Bianco, neo eletta presidente della “Lucchesi nel Mondo” ha poi proposto un excursus del ruolo storico dell’associazionismo in ambito migratorio. L’associazionismo è stato un vero e proprio punto di raccolta delle esigenze degli emigrati, forza primaria al mantenimento dei legami tra le comunità emigrate e la terra di origine.
«Oggi- ha detto Del Bianco- le nostre associazioni gestiscono settori diversi, persone diverse e istanze diverse: emigrati di prima generazione e oriundi con necessità nuove. Dobbiamo rispondere a due esigenze molto diverse. Abbiamo poi i nuovi emigranti anch’essi divisi in due categorie: coloro che mettono alla prova il proprio talento fuori dell’Italia e coloro che vanno fuori temporaneamente per motivi di studio o di lavoro per poi rientrare».
Lodevole infine il recente tentativo delle diverse associazioni di mettere in atto un lento ricambio ai vertici, lasciando spazio anche ai giovani.
La giornata si è poi conclusa con gli interventi istituzionali dell’Ambasciatore Cristina Ravaglia, Direttore Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie e del senatore del Partito Democratico eletto all’estero Claudio Micheloni, Presidente Comitato per le Questioni degli Italiani all’Estero del Senato.

 

 

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