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Evento Gastone Capelloni al ComItEs: Riassunto di una serata tra poesia, emigrazione e musica.

Giovedì 23 ottobre scorso, nella sede del ComItEs di Madrid, calle Augustin de Bethencourt 3, c’è stata la presentazione della Silloge Poetica bilingue in italiano, e spagnolo: “Un seme oltre l’oceano”, “Una semilla más allá del oceano”, del poeta marchigiano Gastone Capelloni, tradotta dalla Poetessa Ana Caliyuri e già preannunciata dal poeta in un articolo su “Il Resto del Carlino”.

Proproniamo a tutti i nostri lettori, che non hanno potuto partecipare all’evento, una sintesi della serata che, tra le numerose persone presenti, ha visto come protagonisti, oltre a naturalmente Gastone Cappelloni, la poetessa, scrittrice ed Ambasciatrice Culturale dell’Universum Academy Spagna, Elisabetta Bagli, la Critica leopardiana Cristina Coriasso, dell’Università Complutense di Madrid, il Conduttore del programma La vita è bella a Radio Círculo, la radio del Círculo de Bellas Artes di Madrid, Marco Ricci, l’attrice Marta Guardincerri, che ha recitato le poesie in italiano e spagnolo ed il Consigliere Esecutivo del ComItEs, Pietro Mariani.

Cappelloni ha parlato del suo legame con l’Argentina, che prima di tutto è un legame con la famiglia, valore fondamentale per noi italiani. Quello che lo ha spinto ad andare “más alla del oceano”, in quell’ “altra parte” di cortaziana memoria, dal suo paesino di poche anime, Sant’Angelo in Vado, fino a quell’enorme continente ai confini del mondo non è stato altro, in fondo, che il richiamo delle sue origini.

Un viaggio per ritrovare una parte di quella famiglia, divisa dalle contingenze e dalle necessità, come non smette di accadere anche ai giorni nostri, un percorso alla ricerca di un pezzo di sè, di una nostalgia arcaica inespressa ed inesprimibile, che si è potuta condensare in parola, anzi in poesia, l’essenza della parola stessa, solo ri-percorrendo a ritroso quello spazio e quel tempo, seguendo le orme dei suoi antenati. Andando incontro ad un passato che non è solo il passato dei suoi ricordi di bambino, la figura dello zio nelle parole del padre, nelle lettere, nei racconti della famiglia, nelle parole quotidiane, ma anche il passato storico e cronologico di un mondo altro.

– Andare in Argentina – ha affermato Gastone – è stato come tornare indietro nel tempo. Lì ho ritrovato quelle cose, quella semplicità, quei valori che sono stati nostri e che ora sembrano essersi persi. In quella terra che avevo sentito tante volte nominare nei racconti e nelle storie di famiglia ho riconosciuto l’Italia di 50 anni fa, un Paese ancora capace di stupirsi e di accogliere. Ho visto ragazzini per la strada, giocare con le biglie di vetro, chi ci gioca più con le biglie da noi? Mi sono fermato con loro e mi è sembrato di essere di nuovo bambino, di rivivere la mia infanzia. Quando sono tornato in Italia, non riuscivo più a riabituarmi a quel caos di indifferenza. In questi giorni in Spagna mi è sembrato di rivedere un po’ di quella autenticità, che troppo spesso da noi si perde nell’apparenza.

Cristina Coriasso, Collaboratrice Onoraria del Dipartimento di Filologia Italiana, dell’Università Complutense di Madrid, ha analizzato l’opera di Gastone, nella quale ha rivisto parte di quella vaghezza tipica di leopardi. “Il libro stesso – ha commentato Cristina – parte dall’immaginazione, prima viene scritto il libro e poi si va”. Il tema principale dell’opera è quello importantissimo dell’emigrazione. Un argomento pregnante, che tocca tutti gli italiani che si trovano in Spagna ed assume un significato speciale, proprio qui, al ComItEs, che è la loro casa.

Le marche, patria che Gastone condivide con Leopardi, non sono state la regione che più ha sentito la ferita dell’emigrazione. Ma quando parliamo di questo fenomeno dobbiamo sempre pensare che ci sono almeno tre punti di vista attraverso cui può essere considerato. Quello di chi se ne va (chi non ricorda gli operai di De Amicis, stipati nelle navi, con gli sguardi tristi e gli occhi velati…). Quello di chi rimane, magistralmente descritto da Pascoli tra gli altri e il terzo che può essere riassunto nel personaggio di Molly, sempre di Pascoli, una figlia di migranti che torna nel “suo paese” che non ha mai visto, ritrovando nello sconosciuto qualcosa di perturbantemente familiare.

La stessa idea che si ritrova nelle pagine del poeta di Sant’Angelo in Vado, quella sensazione di scoprire in qualcosa di lontano e sconosciuto qualcosa di nostro. Eppure nell’opera di Gastone, l’immigrazione diventa anche metafora di qualcos’altro. In realtà siamo tutti emigranti, pellegrini, viaggiatori con le valige sempre in mano. Nel cercare di tornare ad un ipotetico e primordiale centro si scopre l’Identitá. La promessa del Poeta fatta al padre diventa una promessa a se sè stessi, un viaggio all’interno del proprio io interiore, risalendo le tracce mnestiche del proprio inconscio.

– Da critica – afferma Cristina, che subito aggiunge come inciso – ma un critico non è che un lettore specializzato, mi sembra che per quanto riguarda il linguaggio di Gastone si possa parlare di sperimentazione ma non di sperimentalismo. C’è la ricerca di un nuovo linguaggio, che è poi l’essenza della poesia, che nella continua dicotomia tra significante e significato, dà alle cose una luce diversa, un significato nuovo a parole vecchie. Una sorta di ermetismo, tutti i traduttori ermetici si rifanno ad una koine stilistica comune. Circa il tempo invece, si può dire che le poesie di Gastone parlano del futuro, ma è in realtà un futuro passato, è come vivere in un limbo in cui il passato, il presente e il futuro appartengono allo stesso gioco – .

Il gioco della vita, del mondo per citare ancora una volta uno dei più famosi scrittori argentini. La Silloge di Gastone è fatta di poesie sospese, camaleontiche, da qui l’accenno alla vaghezza leopardiana, non c’è il titolo, per lasciare al lettore il margine dell’interpretazione, un’apertura potenzialmente infinita. La responsabilità, se così si vuole definire, di cercare il senso, non adagiarsi, non smettere nunca jamas di porsi domande.

 

Fotografia di Ellia Sills

 

di Carolina Bertaggia

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