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Al Cser il libro di Massimo Vedovelli “Storia linguistica dell’emigrazione italiana nel mondo”

Verrà presentato il prossimo 22 maggio alle 17.15 nella sede dello Cser a Roma “Storia linguistica dell’emigrazione italiana nel mondo”, libro curato da Massimo Vedovelli, rettore dell’Università per Stranieri di Siena.

Oltre a lui, parleranno dei migranti come “ambasciatori di cultura” Tullio De Mauro, professore emerito dell’Università “La Sapienza”, già Ministro della Pubblica Istruzione, e Riccardo Campa, direttore del centro di Documentazione dell’Istituto Italo-Latino Americano.

Mentre l’Italia si unificava un secolo e mezzo fa, un flusso notevole di “nuovi italiani” si disperdeva nel mondo: si calcola che in circa cento anni gli esodi migratori abbiano portato più di 26 milioni di persone fuori dai confini. E l’emigrazione italiana non è ancora finita.

Di questo vasto e multiforme movimento, l’opera curata da Vedovelli intende offrire un quadro di sintesi sotto il profilo linguistico, esaminando come dai dialetti all’unità linguistica nazionale si sia giunti anche attraverso il contributo dell’emigrazione.

La lingua inoltre è strettamente connessa alle dinamiche identitarie e presenta una doppia valenza: come segno dello status socio-culturale da un lato, e come elemento di crescita e di ascesa sociale dall’altro. Non senza l’influsso delle politiche dei paesi di partenza e di arrivo.

“Forti tensioni linguistiche – si legge nella quarta di copertina – hanno visto protagonisti i milioni di italiani che a più ondate hanno lasciato il paese per “fare fortuna”, nella “Merica” o in Australia, in Asia quanto in Africa: prima per lo più come poveri analfabeti e dialettofoni, di recente come “cervelli in fuga”, laureati e italofoni. Quali cambiamenti linguistici hanno interessato le nostre comunità emigrate? Quali rapporti esse hanno avuto con l’italiano? Come si sono confrontate con le lingue dei paesi di arrivo? Qual è stato il destino dei dialetti una volta lontani dai loro territori? Che cosa hanno fatto i governi italiani verso l’identità linguistica delle comunità di origine italiana nel mondo? E che cosa fare oggi, nel “mercato globale delle lingue”? Il volume vuole contribuire a un bilancio che superi le retoriche nazionaliste o le spinte dissolutrici, a ricordarci che siamo – individui e collettività – ciò che ci fanno essere le nostre lingue, quelle che riceviamo dai nostri Padri, quelle che scegliamo di vivere”.

Fonte: (aise.it)

 

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