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COMITES e CGIE: avviato l’esame della riforma in Commissione Esteri

È iniziato ieri mattina alla Commissione Affari Esteri della Camera l’esame della riforma di Comites e Cgie (Nuove norme in materia di rappresentanza degli italiani all’estero) approvata dal Senato, cui sono stati “incardinate” le tante proposte di legge presentate dai deputati di tutti gli schieramenti: Tremaglia (Fli), Angeli, Picchi e Zacchera (Pdl), Porta, Farina, Bucchino (Pd), Merlo (Maie), Razzi (Ir), Calearo Ciman (Ir).

Relatori in commissione saranno il presidente Stefano Stefani (Lega) e l’onorevole Franco Narducci (Pd). Alla presenza del sottosegretario Alfredo Mantica, Stefani ha sintetizzato i contenuti del testo trasmesso dal Senato non prima di ricordare la “complessità” di una riforma “attesa da tempo”, anche per rinnovare Comites e Cgie ormai in carica dal 2004. Dunque esiste una “oggettiva motivazione a procedere con sollecitudine”, nella consapevolezza del “corposo lavoro legislativo” che attende la commissione. Il presidente ha quindi preannunciato una “adeguata attività conoscitiva alla ripresa dei lavori dopo la pausa estiva” e ringraziato Narducci che “anche in forza della sua pregressa esperienza di segretario generale del Cgie, ha accettato di condividere la responsabilità di relatore sul provvedimento”.

Passando ai contenuti del testo approvato dal Senato, Stefani ha ricordato che, per i Comites, “la principale novità sta nell’elevazione del quorum di cittadini italiani necessari per costituire un comitato nelle rispettive circoscrizioni consolari. Le nuove soglie, differenziate geograficamente, comporterebbero più o meno un dimezzamento del numero di comitati attuali, pari a 124. Vi sono, tuttavia, delle eccezioni che ridimensionano tale effetto, sia prevedendo comunque un comitato nei paesi in cui risiedano almeno 5000 cittadini italiani, sia istituendo comitati non elettivi nei Paesi in cui non sia possibile procedere all’elezione. L’altra novità – ha aggiunto – consiste nel sistema di elezione che prevede un meccanismo maggioritario incentrato sul candidato presidente e sulla speculare previsione di una mozione di sfiducia con scioglimento automatico in caso di approvazione, fermo restando il criterio della pluralità di liste concorrenti”. Sul punto, Stefani si è detto “perplesso” sulla suddivisione delle circoscrizioni consolari in più collegi elettorali che “introdurrebbe un elemento di farraginosità nella procedura”. Positivo, invece, il giudizio sulle quote riservate per donne e giovani. “Di più ampia portata è la questione del voto per corrispondenza, come noto messo in discussione da più parti con riferimento all’elezione dei parlamentari all’estero”.

Gli “aspetti critici”, per Stefani, non sono pochi: “innanzitutto, il numero dei componenti dei Comites resta ancora troppo elevato: sono previste tre fasce di 9, 12 e 18 membri laddove il numero di dodici appare un numero più che sufficiente per garantire in ogni caso la rappresentatività del comitato. La previsione che al presidente si affianchino non solo due vicepresidenti (uno opportunamente di minoranza a fronte del meccanismo maggioritario introdotto), ma anche un esecutivo – come se fosse una giunta provinciale! – sembra figlia di una logica di sovrabbondanza non più giustificata. Non si prevedono contributi privati nei bilanci dei Comites, ma solo pubblici e i criteri per l’erogazione dei finanziamenti ministeriali appaiono generici e non rispondenti alle attività svolte, senza valutazione dell’efficacia degli interventi”. Secondo il deputato leghista, “la relazione sull’attività dei COMITES andrebbe trasmessa a soggetti istituzionali più precisamente indicati e non a singoli pur autorevoli come i componenti del Cgie o i parlamentari eletti nella circoscrizione estero. Sarebbe opportuno adottare la preferenza unica e andrebbe chiarito che tipo di resocontazione delle sedute sia richiesto al fine di valutarne l’onere finanziario. L’autonomia regolamentare dovrebbe essere subordinata ad un regolamento-tipo di emanazione ministeriale”. Senza contare che “mentre si persegue giustamente il massimo coinvolgimento dell’autorità consolare, sul piano logistico non si specifica quale raccordo possa essere instaurato tra comitati e corrispettivi uffici consolari. Ferma restando l’autonomia dei comitati, credo che alcune incombenze – dalla localizzazione della sede alla gestione contabile dei bilanci ed all’assunzione del personale – potrebbero essere centralizzate nei consolati sul piano amministrativo”.

Quanto agli Inetrcomites, “vengono mantenuti nei paesi ove sia costituito più di un Comites. Si raddoppia però la rappresentanza di ciascun comitato, prevedendo anche un componente della minoranza, anche se sarebbe meglio indicare direttamente il vicepresidente. Sono elevate a due le riunioni annuali. Tale ampliamento, sia della composizione che dell’attività, compensa forse la riduzione dei COMITES, ma appare utile tutto sommato a causa del rilievo della dimensione nazionale”.

“Meno convincente” per Stefani la scelta di mantenere in vita il Cgie: “francamente, continuare a prevedere, come avviene all’articolo 24, che il Cgie indichi al Parlamento nientemeno che gli indirizzi generali per le politiche a favore degli italiani residenti all’estero appare ridondante se non addirittura lesivo delle stesse prerogative parlamentari. Si poteva forse ammettere questa “supplenza” nel passato, ma non oggi! Più costruttiva sarebbe invece la via indicata dal collega Tremaglia, cui tutti noi riconosciamo la massima autorevolezza su questa materia, di costituire una commissione parlamentare bicamerale come sede di coagulo istituzionale e valorizzazione della rappresentanza degli italiani all’estero”.

Tornando al testo approvato dal Senato, Stefani ha definito ancora una volta “poco convincente” tutta la parte dedicata al Consiglio Generale.

“Innanzitutto, – ha osservato – il numero dei componenti resta molto elevato malgrado l’abbassamento da 94 a 82. Un dimezzamento appare necessario. La componente estera potrebbe essere rappresentata soltanto dai presidenti degli Intercomites e dei Comites nazionali, anche non elettivi, senza bisogno dell’ulteriore complicata elezione di una parte residua. Non ha senso prevedere la sola componente dei rappresentanti delle regioni e delle autonomie come parte integrante del Cgie. Sarebbe meglio prevedere, in occasione della sessione annuale del Cgie stesso, una seduta congiunta con la Conferenza delle Regioni e delle autonomie, senza ibridare gli organismi. Potrebbe, invece, essere ripresa, sia pure in termini ridotti, la presenza di una componente sociale, eventualmente in relazione al CNEL, per dare al Cgie un elemento dialettico nazionale”.

“Assolutamente superata” per il relatore “la struttura in commissioni continentali” che “è già pienamente assicurata dalle ripartizioni elettorali della rappresentanza parlamentare e costituirebbe un ulteriore quarto livello”. E ancora: “la relazione annuale del Cgie andrebbe inviata al Parlamento e non agli eletti all’estero, auspicabilmente alla prospettata Commissione bicamerale. Prevedendo la presenza degli eletti all’estero, non ha più senso incrementare l’ulteriore rappresentanza parlamentare su designazione dei presidenti delle Camere. Meglio sarebbe, tutt’al più, prevedere il presidente e i vicepresidenti della predetta Commissione, ove si istituisse. I rimborsi andrebbero ristretti ai componenti dell’ufficio di presidenza, salvo le spese di vitto e alloggio. Occorre però inserire un parametro per calcolare il forfait. Infine, le norme di attuazione previste all’articolo 35 andrebbero comunque previamente sottoposte al parere parlamentare”. Insomma, per Stefani il lavoro fatto è tanto ma “ci sono ampi margini di miglioramento del provvedimento”.

Stefani ha quindi illustrato le proposte di legge (ben 12) presentate in materia dai deputati.

Quella di Picchi propone la riforma in senso maggioritario; una riduzione del 10% del numero dei Comites; l’utilizzo per le loro riunioni dei locali delle sedi diplomatico-consolari o degli IIC, visto che ben oltre la metà delle spese dei Comites sono dedicate all’affitto delle sedi; la facoltà per partiti o movimenti politici già presenti in Parlamento di presentare, in occasione delle elezioni per i Comites, proprie liste, senza raccogliere le firme.

La proposta di legge di Zacchera propone la riforma in senso maggioritario del sistema elettorale per i Comites e la riduzione del loro numero, nonché l’utilizzazione, per le riunioni, dei locali delle sedi diplomatico-consolari o degli IIC. Prevede di consentire la presentazione di liste, per le elezioni dei Comites, esplicitamente riferentisi a partiti politici nazionali, anche per accrescere l’appeal delle elezioni dei Comites, non sempre molto “partecipate”.

La proposta di Bucchino ribadisce la necessità che i Comites rimangano saldamente ancorati al livello di base delle comunità italiane all’estero, mantenendo la previsione di 3.000 cittadini italiani quale soglia per la possibilità di dare vita a un comitato denominato comunque “consiglio”. In questo senso, appare elemento centrale della proposta di legge l’istituzionalizzazione del Comitato dei presidenti di ciascun paese.

Merlo raddoppia il presupposto di base elettorale (da tremila a seimila cittadini), dando spazio alle donne e ai giovani.

Quanto al Cgie, Angeli ha presentato due testi: in uno elimina il Consiglio nell’altra lo sostituisce con il CRIE (Consiglio di rappresentanza degli italiani all’estero) che includerebbe i parlamentari eletti all’estero e 65 membri eletti direttamente dai Comites.

Due le proposte di Porta: una riduce il numero dei componenti del Cgie di 25 unità, passando dagli attuali 94 a 69 componenti, prevedendo poi quote per donne e giovani, il rafforzamento dell’autonomia del Consiglio, superando la sua “dipendenza” dal Mae e attribuendo al segretario generale anche i compiti di rappresentanza esterna. La seconda ha come obiettivo migliorare la funzionalità ed accrescere la rappresentatività della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni, le Province autonome ed il CGIE che ha apportato modifiche all’originario impianto della disciplina del Consiglio generale degli italiani all’estero.

La proposta di Farina interviene solo sul sistema di voto e sull’assetto degli organismi del Cgie, senza toccarne ruolo e compiti. Istanza fondamentale della proposta di legge è quella del passaggio dall’elezione di secondo grado dei membri elettivi del Cgie da parte dei Comites all’elezione a suffragio universale per entrambi gli organismi. Inoltre, si prevede la riduzione da 94 a 75 del numero dei componenti, mentre il comitato di presidenza viene soppresso e sostituito dal comitato esecutivo.

La proposta di Razzi mira all’abrogazione del Cgie e prevede un’utilizzazione alternativa delle somme già stanziate per il suo funzionamento.

Tremaglia prevede l’istituzione di una Commissione parlamentare bicamerale per gli italiani all’estero che eserciti attività di indirizzo, coordinamento e controllo sulle politiche concernenti i nostri connazionali espatriati, con particolare attenzione all’attuazione della completa eguaglianza dei loro diritti civili e politici rispetto agli italiani residenti nel territorio nazionale. Le spese di funzionamento della Commissione saranno a carico, con equa ripartizione, dei bilanci di Camera e Senato.

Infine, Calearo Ciman – che ha presentato una proposta di legge costituzionale per abolire la circoscrizione estero – novella la legge che disciplina i Comites, per attribuire al Mae una funzione di raccordo e mediazione con i Comitati, in modo da compensare in qualche modo il venir meno del diritto di voto per i connazionali con un’efficace rappresentanza presso le istituzioni centrali italiane delle loro istanze e delle loro necessità.

Nel suo breve intervento Mantica ha definito la materia “delicata”, tanto che “il Governo ha valutato opportuno affidarla alla sola iniziativa legislativa parlamentare”.

Farina, membro della Commissione Difesa, è intervenuto per ribadire la propria “contrarietà” al testo del Senato, “che rappresenta una sorta di controriforma della materia” e per chiedere “costanti informazioni” sull’iter, rassicurato da Stefani che ha confermato la “piena disponibilità della Commissione a consentire la partecipazione alle proprie sedute dei colleghi deputati eletti all’estero, secondo quanto peraltro prevede il Regolamento della Camera”.

Il seguito dell’esame è rimandato a settembre. (aise)

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