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CITTADINANZA IURE SANGUINIS: IL CONSIGLIO DEI MINISTRI FISSA IL TERMINE MASSIMO A DUE ANNI


Due anni, ovvero 730 giorni. Tanti saranno al massimo i giorni che potrebbero trascorrere per il riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis.

La decisione è stata presa nel corso della seduta di venerdì scorso del Consiglio dei Ministri, dove lo schema del decreto del Presidente del Consiglio, su proposta della titolare del Ministero degli Affari Esteri Emma Bonino e Giampiero D’Alia, ministro per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione, è stato infine approvato.

Regolata attualmente dalla legge del 5 febbraio 1992, n.91, interessata da integrazioni e modifiche nel corso degli anni, la cittadinanza italiana si basa principalmente sullo ius sanguinis, il diritto di sangue: il figlio nato da padre o madre italiani è italiano.
Ulteriori  principi su cui si basa la cittadinanza italiana sono poi:
-la trasmissibilità della cittadinanza per discendenza iure sanguinis;
– l’acquisto iure soli (per nascita sul territorio) solo in alcuni casi;
– la possibilità della doppia cittadinanza;
– la manifestazione di volontà per acquisto e perdita;

Ritornando alla recente decisione, lo schema presentato da Gianni Letta integra l’elenco dei procedimenti amministrativi di competenza del Ministero degli Esteri la cui conclusione può eccedere il termine di 90 giorni e prevede, tra quelli già individuati, anche il procedimento di accertamento del possesso della cittadinanza italiana e rilascio della relativa certificazione per tutti i casi di acquisto della cittadinanza italiana, ivi incluso quello della trasmissione iure sanguinis.
Per questo procedimento il termine massimo di conclusione è stato fissato in 730 giorni. Si aspetta la decisione a riguardo del Consiglio di Stato.

Durante il Consiglio dei Ministri, sempre su proposta di Emma Bonino sono stati approvati sette disegni di legge per la ratifica e l’esecuzione di altrettanti trattati e accordi internazionali, di cui il Parlamento deciderà a breve.

Si tratta dell’Accordo tra il nostro Paese e le isole Cook sullo scambio d’informazioni in materia fiscale; del Protocollo di modifica alla Convenzione stipulata tra Italia e Messico, per prevenire l’evasione fiscale ed evitare doppie imposte sul reddito.
E ancora tra i sette accordi internazionali al vaglio del Parlamento, vi è quello con il governo di Jersey sempre sullo scambio di informazioni in materia fiscale. Dall’Accordo di Cooperazione con l’Estonia sulla lotta contro la criminalità organizzata, il terrorismo e il traffico illecito di droga a quello stipulato invece con la Turchia sulla lotta ai reati gravi.
Dell’Accordo con la Corea del sud in materia di vacanze-lavoro, allo scambio di note, infine, tra l’Italia e l’ Istituto Internazionale per l’Unificazione del Diritto Privato.

 

 

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