Approvato il decreto legge per la riforma dell’editoria

Razionalizzare, semplificare, rendere trasparenti e migliorare la qualità dei contributi pubblici destinati all’Editoria, tenendo conto di tre esigenze: 1. Contribuire al conseguimento del pareggio di bilancio pubblico; 2. Indirizzare le imprese verso l’innovazione e verso comportamenti aziendali coerenti con la trasformazione del mercato; 3. Realizzare in pieno l’obiettivo di tutela del pluralismo e sostegno alla effettiva fruizione di prodotti editoriali reali.

Sono queste le linee guida del decreto legge, approvato dal Consiglio dei Ministri, che ridisegna l’accesso per le imprese editrici di quotidiani e periodici ai finanziamenti pubblici.

Il provvedimento di urgenza si rende necessario in ragione del periodo transitorio – previsto dal decreto “Salva Italia” – degli ultimi 2 anni di contributo diretto a quotidiani e periodici ed è quindi connesso alla maturazione di legittime aspettative da parte delle imprese.

Il decreto legge ha 4 tratti salienti.

1. I requisiti di accesso al contributo, che verrà erogato nel 2014, vengono rimodulati aumentando il rapporto tra distribuzione e vendita. Per le testate nazionali (quelle cioè distribuite in almeno 5 regioni, con una percentuale di distribuzione in ciascuna non inferiore al 5% della distribuzione complessiva) il rapporto è aumentato dal 15% al 30%. Per quelle locali dal 25% al 35%. Questo meccanismo è mirato a far diminuire i costi di distribuzione e stampa, spingendo le imprese a rendere più efficiente la propria rete distributiva. In ogni caso, il contributo per ciascuna azienda non può superare quello calcolato in misura piena per l’anno 2010.

2. Si pongono fin da subito (contributi erogati nel 2013) alcuni limiti ai costi ammissibili per calcolare l’importo del contributo statale. I costi ammessi sono solo quelli fondamentali di produzione e quelli relativi ai livelli effettivi di vendita. Il contributo “variabile” viene calcolato esclusivamente sulle copie vendute. Si escludono dal computo le copie diffuse in blocco e tramite “strillonaggio”. Inoltre, non sono più ammesse al calcolo del contributo le spese per materiali di consumo e promozionali e, in particolare, consulenze e “service”. Saranno rimborsati nella misura del 50% i costi relativi a giornalisti, personale, stampa, distribuzione.

3. Per accedere al contributo l’impresa deve risultare in regola con gli adempimenti tributari verso lo Stato.

4. I criteri per il calcolo dei contributi sono applicati anche ai giornali organi di partito e assimilati.

Per garantire l’adeguamento alle nuove esigenze del mercato dell’editoria, il decreto prevede inoltre che le imprese che abbiano già ricevuto i contributi possano passare alla pubblicazione digitale, anche in via non esclusiva.

Le imprese editrici che diffondono esclusivamente on line possono usufruire di un sostegno di durata biennale, a condizione che rispettino effettivamente la propria periodicità e siano accessibili (in digitale) anche a titolo oneroso. Il contributo consiste nella copertura del 70% dei costi e nella corresponsione di 0.10 euro per ciascuna copia venduta in abbonamento.

È inoltre previsto un credito d’imposta di cui beneficeranno i punti di vendita che aderiranno ad una rete informatica che consentirà, tra l’altro, una maggiore efficienza delle imprese editoriali, attraverso la tracciabilità delle vendite e delle rese dei giornali.

Il Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri assicurerà il coordinamento degli spazi dedicati alla pubblicità istituzionale, anche per una maggiore razionalizzazione della spesa complessiva.

Contestualmente all’approvazione del decreto legge il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge delega che prefigura un nuovo sistema di sostegno all’editoria, a partire dal 2014, che tenga conto della strutturale trasformazione che tale ambito dell’economia sta attraversando con il diffondersi dell’editoria digitale.

Cinque i criteri direttivi del disegno di legge.

1. Configurare una gamma di possibili incentivi coerenti con l’attuale situazione del mercato editoriale.

2. Sostenere l’innovazione, e in particolare le start up e le iniziative editoriali che puntano alla multimedialità, al fine di modernizzare e sviluppare il settore.

3. Viene istituita una Commissione per ridefinire i soggetti editoriali meritevoli di sostegno pubblico, in particolare alto valore culturale, politico-sociale, e tradizione a livello locale.

4. Viene istituito un Registro delle riviste di alta cultura.

5. Si favorisce, con attività di comunicazione e promozione, la diffusione della lettura, in particolare tra i giovani. (aise)

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Scritto da Segreteria il mag 14 2012. Inserito in Notizie, Politica. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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