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Mantovani nel Mondo: “Il terremoto è anche in Lombardia – Testimonianze dal sisma”

Mantova, Moglia, Pegognaga e Gonzaga: il terremoto è anche in Lombardia – Testimonianze dall’epicentro del sisma.

– Il terremoto è un nemico invincibile, imprevedibile, inarrestabile. Per molti ha l’immagine delle macerie di monumenti secolari abbattuti dalla violenza del sisma, per altri è la sensazione di vuoto che ti senti sotto i piedi anche dopo che la scossa principale ha avuto luogo.

Per chi il terremoto non lo ha sentito nel suo epicentro, ma ne ha visto i risultati, il sisma è un mostro con tante facce. Una sorta di leviatano che porta via con sè vite, monumenti, sogni di una vita, e prosperità economica.

Il basso mantovano è una delle zone più duramente travagliate dal terremoto che tra la fine di maggio e l’inizio di giugno ha devastato buona parte della Pianura Padana.

La faccia del terremoto che più ti colpisce e quella della Chiesa di Moglia. Il simbolo del Paese vicino alla bocca del drago – come e stato ribattezzato per essere stato l’epicentro del sisma delle 13.05 del 29 Maggio – e la Croce in cima al campanile: inclinata ma non spezzata, come il temperamento dei suoi abitanti.

Tutt’intorno a Moglia e un paesaggio spettrale e surreale. Nel centro si può entrare solo se accompagnati dai Vigili del Fuoco – già impegnati ad assistere la popolazione – e nelle strade adiacenti alla già menzionata chiesa c’e solo sabbia.

“È uscita dalle viscere della terra durante la scossa – ci dice un cittadino – qui ballava tutto, e ha continuato anche i giorni successivi alla scossa del 29. Sembrava di avere il vuoto sotto i piedi: il terreno si è abbassato e poi alzato di almeno mezzo metro”.

La faccia del terremoto è anche quella di Marco Sissa: coordinatore del campo sfollati di Pegognaga, paesino del Basso mantovano poco lontano da Moglia. Un passato in Abruzzo per soccorrere i terremotati del 2009 gli ha permesso di agire con prontezza nel coordinare l’accoglienza di chi di tornare a casa non ci pensa proprio.

“Accogliamo circa 200 persone, per un totale di 50 gruppi famigliari – ha spiegato a Lombardi Nel Mondo – gli edifici pubblici sono tutti inagibili eccetto il Municipio. Non parliamo delle chiese: la messa la celebriamo in tenda o all’aperto”.

Nonostante la distruzione degli edifici, l’amministrazione pubblica c’è e si vede. E l’Assessore alle Politiche Sociali, Manuela Montani, che lo dimostra, passando il tempo nella tendopoli assieme ad Adriano Simonini: consigliere comunale fin dalla Prima scossa presente nel campo di accoglienza.

“La situazione è critica, ma ci consola la risposta della società – ha dichiarato la Montani – la rete delle associazioni ci ha aiutato molto, assieme ai piccoli imprenditori del luogo, agli artigiani, ed ai privati cittadini. Anche gli scout sono stati necessari”.

La società che aiuta, e l’amministrazione pubblica che funziona davvero caratterizzano il vero volto del basso mantovano: terra godereccia che nel momento del bisogno si rimbocca le maniche e cerca di ripartire. Anche quando la faccia del terremoto e quella di un sistema produttivo fortemente compromesso.

L’esempio è il caseificio Tullia, situato a pochi chilometri da Moglia e dall’Autostrada Modena-Brennero. Qui il sisma ha divelto la parete nord del capannone, e ha rovinato migliaia di forme di Parmigiano Reggiano DOC. Inestimabile il deficit di bilancio che gli impresari caseari del basso
mantovano – al pari di molti altri nella Pianura Padana – registreranno al momento della redazione del bilancio definitivo dell’anno.

L’accenno alla Pianura Padana ci porta a presentare un’altra faccia del terremoto: quella della noncuranza di chi avrebbe dovuto monitorare l’area anziché rassicurare la Popolazione che la valle del Po non e una zona sismica. Studi che testimoniano l’alta sismicità delle provincie di Mantova e Modena – ma anche di Ferrara, Pavia, e Ravenna – compiuti in Stati Uniti e Turchia sono stati puntualmente ignorati dai sismologi italiani: quattro terremoti di scala 5 Richter nell’area dimostrano che non bastano detriti alluvionali accumulati nei secoli dal Grande Fiume a rendere sicuro il punto di sfogo dell’attrito tra la placca tettonica eurasiatica e quella
Adriatico-africana.

Infine, lecito citare un ultimo volto del terremoto: quello lombardo. Articoli di giornale e comunicati, persino richieste di sottoscrizione presentano il sisma come “emiliano”. Non é così. Nel mantovano c’è chi col terremoto ha bisogno di sostegno tanto quanto la popolazione del modenese. Le autorità regionali della Lombardia si sono mosse, ma per fare sì che quelli virgiliani non diventino terremotati di serie b occorrerebbe molto di più.

Questo é quanto ci ha dichiarato un abitante di Bondeno Gonzaga. Come il resto dei cittadini colpiti dal sisma non piange su se stesso, ma chiede di potere riavviare la sua attività per garantire un futuro ai suoi figli.

Passa il meriggio e il Po continua a scorrere Placido e lento, mentre molti degli abitanti si preparano all’ennesima serata in tenda, anche presso le proprie abitazioni.

“La nostra casa è sicura, ma abbiamo paura – ci racconta un testimone – dormiamo in tenda, fa persino più fresco. Aspettiamo ancora prima di rientrare in casa”.

Matteo Cazzulani – Lombardi Nel Mondo

Fonte: ASSOCIAZIONE DEI MANTOVANI NEL MONDO ONLUS
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