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2 Giugno: Cosa rimane da celebrare?

Ci si interroga continuamente sul futuro dei giovani nel nostro Paese, soprattutto in un momento in cui la crisi economica ha definitivamente alterato i meccanismi e gli equilibri sociali, le esigenze sono diventate individuali e gli interessi soggettivi,  gli orizzonti sono cambiati e i valori condivisi hanno perso tutta la loro pregnanza.

Ha dunque ancora senso celebrare i valori del passato nella società attuale, generalmente etichettata come avaloriale, materialistica e incentrata su se stessa?

I valori condivisi sono quei punti di riferimento che puntellano e indirizzano il percorso di crescita dei giovani, ed il collante che lega tutto insieme è la fiducia, una componente fondamentale per l’integrazione sociale, un fattore agente su diversi livelli, da quello delle relazioni interpersonali a quello dei rapporti con le istituzioni, e costituente una condizione necessaria per l’istaurazione di un sistema politico, economico e sociale condiviso, e quindi stabile, e pienamente democratico.

L’affezione verso le istituzioni, soprattutto da parte delle giovani generazioni, ha subito un  progressivo calo, dagli anni Ottanta fino ai giorni nostri: un’epoca caratterizzata dal definitivo crollo del livello di fiducia verso gli attori responsabili dell’amministrazione della res publica, in particolare i partiti politici.

Con i mutamenti avvenuti negli anni Sessanta e Settanta, ed il crollo delle grandi ideologie, che proponevano visioni della realtà totalizzanti e collettivistiche, i sistemi di credenze si sono relativizzati e soggettivizzati.

La frantumazione delle ideologie ha indotto i giovani ad improntare i propri percorsi sulle esigenze soggettive, a discapito del bene comune.  La tendenza è stata quella di chiudersi sempre più nel privato, in un individualismo sempre più netto. Mentre in passato il sistema dei valori proponeva dei punti di riferimento definiti e inamovibili, ora tutto è caratterizzato dal mutamento continuo, in un sistema in cui si assegna alle libertà personali e alla ricerca della felicità individuale una priorità assoluta. Se prima l’individuo si sacrificava per il bene della società, adesso si chiede alla società di agire per il bene del singolo.

Ai mutamenti economici e sociali si è aggiunto lo sviluppo tecnologico che ha azzerato le distanze spazio-temporali, contribuendo a rafforzare la sensazione che tutto sia sempre in movimento, che tutto cambia nello spazio di un attimo, e che quindi la realizzazione di sé vada cercata nel presente, perchè “nel domani non v’é certezza”, nell’ottica di quel cosiddetto “presentismo”, atteggiamento che premia la filosofia dell’hic et nunc a svantaggio della memoria del passato e della progettazione del futuro.

Tuttavia, in questo quadro pessimistico che ritrae le nuove generazioni smarrite, deluse, alienate, disimpegnate e chiuse in se stesse, va anche aggiunto un altro elemento. Va riconosciuto che, a latere del calo della partecipazione pubblica nelle forme tradizionali, si accompagna la nascita di nuovi modi di intendere e declinare la partecipazione. I giovani, o almeno una parte di essi, cerca di costruirsi una nuova scala dei valori, adattabile alle esigenze contemporanee, valori che sono magari anch’essi flessibili e controvertibili, come lo è la realtà circostante. Così si cerca di trovare sempre nuove risposte a domande che cambiano continuamente, si cerca di dar vita a diverse forme di aggregazione che esulano dai sistemi tradizionali, e che superano le barriere territoriali grazie all’uso delle nuove tecnologie.

Questa componente di giovani, proattivi e determinati al cambiamento, si scontra, però, con i lacci di una società antiquata.

In primis, l’allungamento dei percorsi di formazione e l’inadeguamento dell’istruzione universitaria, che non offre gli strumenti giusti per facilitare l’accesso al mondo del lavoro, contribuiscono a rallentare il percorso di maturazione dei giovani.

Il mercato del lavoro, poi, non basandosi sul principio del merito, corrobora il sentimento di disillusione ed alimenta la sfiducia, in un circolo vizioso che sembra difficile da spezzare.

La responsabilità d’interrompere la spirale di sfiducia e trovare la maniera per invertire la rotta, risiede in noi giovani, come anche in tutte le parti sociali e in tutte le forze che sono in gioco.

È importante intavolare un dialogo tra generazioni, per cambiare e migliorare le prospettive, per adeguare ai tempi l’orientamento e la formazione al mondo del lavoro e per sostenere la politica del merito, nell’ottica di uno spirito riformista che distrugga ciò che non va, per poi ricostruire.

È necessario, infatti, che i giovani ritrovino un atteggiamento positivo, che preveda, non solo, una volontà di demolizione dello status quo, ma anche la determinazione a creare un sistema nuovo, in un’assunzione di responsabilità che si traduca in partecipazione ed impegno civile.

Per questo è fondamentale recuperare un sostrato di valori che accomuni tutti, amalgamando le individualità in una coscienza comune. Per questo è indispensabile fare appello a quelli che sono i valori fondanti di una comunità, quei valori che hanno dato i natali alla nostra Repubblica, come la solidarietà, la partecipazione civica, la determinazione ad agire nel nome del bene comune.

La sfida sta nel saper recuperare i buoni valori del passato, da adattare alle esigenze del presente, per definire le basi su cui costruire il futuro.

Francesca Sabatini e Fabio Pittau – Segreteria Comites Madrid

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