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Con l’approssimarsi della Festa della Repubblica, una riflessione del Presidente Almerino Furlan

La Festa della Repubblica è un’occasione per ricordare i principi fondamentali su cui si basa la nostra identità di cittadini italiani, un’occasione per alimentare la memoria collettiva, quel valore unificante dell’identità atto a mobilitare il sentimento di appartenenza.

La preziosa funzione che ha la memoria collettiva – di rafforzare la consapevolezza dei valori che formano l’identità del Paese – ricopre un ruolo ancor più importante nella società attuale, che si contraddistingue per un bassissimo tasso di partecipazione e per una totale e drammatica sfiducia nelle istituzioni su cui si fonda la democrazia rappresentativa.

Il trend storico, dagli anni ‘80 ad oggi, segna una progressiva disaffezione della cittadinanza nei confronti della classe politica ed una rarefazione della partecipità. Questo quadro viene confermato anche alla luce degli ultimi risultati elettorali. Le amministrative del 6 e 7 maggio si sono contraddistinte, infatti, per un tasso di astensionismo da record.

Il livello di fiducia nei confronti del sistema politico ha raggiunto i minimi storici, in un contesto in cui la crisi economica, in aggiunta alla crisi dei valori, contribuisce ad accrescere l’insoddisfazione generale, e ad alimentare sentimenti di apatia e disillusione, soprattutto nei giovani, che guardano al futuro senza speranza.

Una parte di loro tende a perdere il senso del dovere e di responsabilità, e si lascia travolgere da sentimenti di estraneità e disinteresse, fino all’alienazione.

Un’altra parte invece, conserva un’etica del sacrificio e della dedizione, ma trova difficoltà a farsi largo in una società sempre più gerarchica e chiusa in se stessa.

La difficoltà di accesso al mondo del lavoro, e del raggiugimento dell’autonomia economica, li obbliga a galleggiare in una dimensione di frustrante immobilità, pervasa da un pericoloso senso di smarrimento.

La perdita dei tradizionali punti di riferimento e delle prospettive di vita porta, dunque, alla scomparsa di ogni forma di progettualità, ed il sentimento di insicurezza cronico va ad incidere sul senso delle identità,  individuali e collettive.

In una situazione come questa, è forse aggrappandosi ai valori del passato che sarà possibile esplorare una nuova strada da percorrere. I giovani, una volta che si siano fatti portatori dei principi costituzionali, potranno assumersi la responsabilità di provare a costruire un futuro migliore, oltre la crisi economica, morale e civile che attraversa la Nazione, un futuro che si fondi sul riconoscimento del merito.

Una società virtuosa è, infatti, una società che premia il merito, pilastro su cui si fonda la possibilità di progredire.

Oggi più che mai è, quindi, viva la necessità di tutelare e modellare sulle esigenze odierne i valori primari, quali il lavoro e la persona, che la Costituzione pone a fondamento della Repubblica.

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