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Il senatore Di Girolamo dimessosi dalla carica per i reati per cui è indagato, si è svegliato in carcere ed è in attesa di essere interrogato. Incontro con l'on. Melania Rizzoli deputata del PdL.
Ieri mattina l'ormai ex senatore Nicola Di Girolamo, accusato di aver essere stato eletto irregolarmente e, soprattutto di aver usufruito dell'appoggio della 'ndragheta, si è svegliato in una delle celle del carcere di Rebibbia. L'esponente del Pdl, con la valigia nella mano, aveva salutato la famiglia e si era consegnato ai Ros, i carabinieri che lo hanno investigato su di lui, nel corso della maxi inchiesta sul riciclaggio che ha coinvolti anche Fastweb e Sparkle, società controllata da Telecom. L'accusano la Ferrari, lo yacht, le varie case e i milionari fondi neri all'estero che secondo alcune delle tantissime prove contro Di Girolamo hano giustificato la richiesta di arresto. Prove raccolte in un faldone da 1.800 pagine. Di sé ha detto: "Non sono Lucifero, non sono così sporco", e ha anche ammesso, "Secondo me sto dentro almeno un anno e mezzo". Anche se il carcere per Di Girolamo per ora è solo una soluzione preventiva. Il processo a suo carico deve ancora cominciare. Nell'assemblea del Senato convocata per la discussione sulle sue dimissioni, Di Girolamo aveva detto: "Signora Presidente, onorevoli senatori, ho rassegnato le mie dimissioni dalla carica di senatore della Repubblica italiana. Dopo tanto fango, dopo l'ignominia di un'esposizione mediatica che mi ha descritto agli occhi del Paese come un mostro, usurpatore della politica e del mandato elettorale, credo fermamente che sia arrivato il momento della responsabilità e della verità dei fatti. Sono convinto di dover rendere disponibile la mia persona, la mia storia personale, la mia esperienza recente, perché chi dovrà giudicarmi possa davvero conoscere i contorni di una vicenda che non è tutta criminale e che potrà finalmente essere vagliata lontano dai riflettori e dal clamore delle prime suggestioni. Sono entrato nell'Aula del Senato forte di una delega affidatami da 24.500 elettori di tutti i Paesi europei, 24.500 cittadini italiani né mafiosi, né delinquenti. Di una piccola parte di costoro avrebbe abusato un gruppo di individui probabilmente inquinati da frequentazioni criminali. Non mi interpreti come troppo ingenuo, signora Presidente, non ero consegnato anima e corpo a questi figuri. La frenesia della campagna elettorale mi ha spinto a valutare poco e male, e lei, mi auguro, immaginerà che non si diventa mafioso nello spazio di un mattino, colpevole come sono di uno o due incontri disattenti. Sono entrato in Senato da professionista del diritto incensurato. La mia non è stata una storia semplice. Orfano già in fasce di un prestigioso economista docente universitario, figlio unico, educato al rigore e alle buone maniere da una madre nobile, ho da sempre dovuto provvedere al sostentamento della mia famiglia e sono rimasto negli anni quello che ero: una persona perbene, incapace tuttavia di difendersi innanzi alla protervia dei malevoli e dei menzogneri. In politica ne ho incontrati alcuni, figli di un'altra storia, ben diversa dalla mia, capaci di fagocitarmi nella smania delle promesse. Ho ceduto, certo, signora Presidente, ma le mie colpe verranno circoscritte dalla verità che saprò esporre ai magistrati cui ho deciso di consegnarmi, forte della convinzione di collaborare alla ricerca della verità e della certezza che dovrò riscattare faticosamente il mio onore innanzi alla mia famiglia, ai miei amici ed all'Assemblea del Senato alla quale ho partecipato con orgoglio e dedizione. Intendo con questa ferma decisione allontanare dalla Camera Alta del nostro ordinamento l'ignominia che mi ha riguardato e che saprò ricondurre alle circostanze ed ai fatti che possono essermi ascritti; quelli, signora Presidente, che riguardano le mie responsabilità e non certamente i contorni di un quadro di compromissioni che oggi mi vengono attribuite ma che non appartengono al mio vissuto reale. Le chiedo scusa, signora Presidente, di averle procurato imbarazzo. Le scuse più profonde le devo tuttavia a mia moglie ed ai miei figli per quanto hanno patito in questi giorni terribili. Dovranno fare a meno della mia presenza per un lungo tempo. Sarà durissima per me e per loro, ma avrò guadagnato con questa sofferta decisione l'orgoglio del riscatto per me, per il Senato, per la politica tutta. Forse sarò l'unico ad essere ricordato per aver rassegnato le dimissioni: è un evento davvero poco usuale in questo drammatico momento di storia nazionale. Non importa. Mi affido alla Provvidenza pronto a sfidare ogni falsità, confidando nella verità ed abbracciando con la mia famiglia il progetto di Dio in Cristo, sperando nella vocazione posta nel cuore e nella mente di ogni uomo. Un'altra parola solamente, Presidente. Avevo scritto questo appunto perché volevo che fosse ben chiaro il percorso che ho voluto e che dovrò affrontare. Vorrei solamente dedicare due parole all'Assemblea per dire che è stata per me una esperienza esaltante ed altissima poter far parte di questa Camera Alta. Non ho assolutamente portato all'interno dell'Aula l'indegnità della 'ndrangheta o della mafia, così come mi è stato ascritto. Ho visto una serie di fotografie sui giornali. Vorrei che chi è qui con me in questo momento riflettesse su cosa accade in campagna elettorale. In quell'evento specifico, quella sera, ho fatto circa 250 fotografie davanti a quella torta. Vi era quel signore, che dicono essere un mafioso, che a me era stato presentato come un ristoratore, proprietario di una catena di ristoranti anche all'estero, quindi persona con relazioni per poter votare all'estero. Ho fatto la fotografia davanti a quella torta successivamente con il parroco del paese, con il sindaco, con il maresciallo dei carabinieri, con 300 persone. Credo che anche voi abbiate fatto delle fotografie e non credo che abbiate preventivamente chiesto in campagna elettorale i documenti o i carichi pendenti alle persone che hanno fatto le fotografie con voi. Però per queste foto, e nel giro di tre giorni, è stata completamente annientata la mia vita, la mia vita professionale, politica e quant'altro. Vorrei in ogni caso ringraziare tutti gli appartenenti al Gruppo con i quali mi sono onorato di condividere questi due anni della mia vita. Non farò dei nomi, Presidente e colleghi, e me ne scuserete, perché qualsiasi nome facessi oggi, visto che io sono l'untore ed il Lucifero della situazione, se mi riferissi ad un collega chiamandolo per nome si direbbe che lo stesso è colluso con me ed è mafioso. So che i colleghi sanno a chi è diretta questa indicazione di amicizia e di riconoscimento, ma per loro stessa tutela non li richiamerò nome per nome. Ciò vale anche per alcuni componenti dell'opposizione che sono stati vicino a me in alcune realtà, in alcuni sogni: il sogno di poter fare qualcosa a livello internazionale, per aiutare l'ingresso della Turchia in Europa, per un riconoscimento di Cipro, per ragioni che sicuramente esulano dalla mia vicenda personale, che sono alte, altissime e che non voglio minimamente infangare. Signora Presidente, concludo il mio intervento, e non vi tedierò più, con l'auspicio che non scontino per la mia vicenda le persone innocenti: sta già accadendo innanzi tutto alla mia famiglia, ma in questo momento anche la realtà degli italiani all'estero è stata annientata, massacrata. Mi piacerebbe che le riflessioni che voi farete dopo la mia partenza da questa Camera Alta siano tali per cui gli italiani all'estero possano essere considerati una realtà, una parte di un circuito virtuoso e, quindi, un'opportunità e non un problema come da sempre sono stati considerati. Pertanto, con tutte le modifiche che riterrete opportuno apportare a talune modalità della legge elettorale, vi invito a considerare che gli italiani all'estero non possono essere dimenticati, né esclusi dalla vita politica del Paese perché ne sono parte essenziale a tutti gli effetti. Mi premeva sottolineare tutto questo. Sicuramente ho dimenticato alcune affermazioni importanti, ma non dimenticherò mai quelli che tra voi mi sono stati amici e vicini in questo periodo e che spero non dimenticheranno me e la mia famiglia." Il Senato ha formalmente accettato le dimissioni del senatore. Per l'esponente del Pdl la procura della Repubblica di Roma che segue l'inchiesta sul maxi-riciclaggio ha richiesto l'adozione di custodia cautelare a seguito delle accuse mosse contro di lui dall'imprenditore Mokbel. I voti favorevoli sono stati 259; i contrari 16; gli astenuti 12. In seguito al voto Di Girolamo non è più senatore. Dopo la lettera gli applausi Dopo aver letto la lettera di dimissioni e aver fatto un breve intervento a braccio, Di Girolamo ha lasciato l'Aula intorno alle 10. Prima di uscire dall' emiciclo, Di Girolamo ha incassato gli applausi della maggioranza e ha stretto qualche mano, gesti di solidarietà duramente criticati dall'opposizone. Agli arresti nel carcere romano di Rebibbia, ieri Nicola Di Girolamo ha ricevuto la visita del deputato del Pdl Melania Rizzoli. "E' in evidente stato di choc - riferisce la parlamentare, che è anche medico - ed è scoppiato a piangere quando io l'ho chiamato 'senatore'. 'Mi chiama senatore? Grazie, grazie...', mi ha detto in lacrime. E alla fine si è detto certo che saprà "Mi ha chiesto di conservare per lui tutti i giornali di oggi - dice ancora Melania Rizzoli - perché vuole leggere di persona gli articoli sul suo arresto. Al momento non può farlo perché è in isolamento giudiziario, non può quindi vedere la stampa né la tv. Di Girolamo mi ha detto di sentirsi umiliato dalla privazione della libertà e dalla costrizione in cella. Mi ha detto che avrebbe voluto uno specchio, un rasoio per potersi fare la barba perché non vorrebbe presentarsi all'interrogatorio non in ordine. Ma ovviamente non può averli, così come gli è stata tolta la valigia con la quale si era presentato in carcere". "Mi ha detto ancora - aggiunge la parlamentare del Pdl - che non si aspettava un trauma così violento, che si è sentito sopraffatto nonostante credesse di essere preparato alla privazione della libertà. Spera di vedere presto la famiglia, che ha a Roma. Voleva dei libri, ed io gli ho consigliato di scrivere, di prendere appunti. Così gli ho regalato una penna, un bic blu". |