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Ad un mese dalle elezioni regionali viene limitata la libertà di stampa con la sospensione di importanti trasmissioni televisive. Le reazioni alla decisione del CdA della RAI
Nel pomeriggio di ieri la Rai ha diffuso il seguente comunicato: "Il Consiglio di Amministrazione della Rai, in applicazione del Regolamento della Commissione Parlamentare per l'Indirizzo Generale e la Vigilanza dei Servizi Radiotelevisivi, ha deliberato a maggioranza - informa un comunicato - la sospensione temporanea, per il periodo relativo alla seconda fase della campagna elettorale, della messa in onda dei programmi di approfondimento informativo ''Porta a Porta'' (Raiuno), ''Annozero'' e ''L'ultima Parola'' (Raidue), ''Ballaro''' (Raitre), sostituendoli, ove possibile, con tribune elettorali, dando mandato al Direttore Generale di assicurare i termini e le modalita' operative per assicurare il rispetto delle previsioni del citato Regolamento. Le puntate delle trasmissioni sospese verranno recuperate appena possibile." Immediate le reazioni all'incredibile notizia con la quale si rende noto il bavaglio posto alla stampa italiana e radiotelevisiva in particolare. ''Ho nostalgia del tempo speso nel tentativo di salvare almeno una parte degli spazi di approfondimento politico, tanto piu' che quella adottata non era la sola interpretazione possibile del Regolamento''. Lo dichiara il presidente della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, senatore Sergio Zavoli, in riferimento alla decisione del consiglio di amministrazione della Rai di sospendere le trasmissioni di approfondimento politico fino alle elezioni regionali. ''Rimango dell'idea - aggiunge Zavoli - che se tutta l'Azienda avesse dedicato le stesse nostre energie alla ricerca di un ragionevole compromesso, fino all'ultimo ancora possibile, oggi non dovremmo lamentare un cosi' drastico, e semplicistico, risultato. Cio' mi conferma nell'idea che la gestione del problema si e' svolta al di fuori dell'interesse dell'Azienda e dei suoi utenti. Tutto questo senza rinunciare al giudizio che, a suo tempo, ho espresso sulle strettoie del Regolamento. In definitiva, e' una scelta che puo' riservare conseguenze pregiudizievoli per il Servizio pubblico e per l'autonomia dei suoi giornalisti. Si pone, a questo proposito, l'esigenza che tutti gli altri spazi informativi, a cominciare dai Tg, corrispondano ai criteri del piu' scrupoloso pluralismo, secondo gli indirizzi ribaditi dalla Commissione parlamentare e il ripetuto auspicio del Capo dello Stato''. ''Quale tv pubblica al mondo abolisce i programmi politici nel momento in cui servono di piu'? La Rai subisce un danno enorme: nel bilancio, per il calo pubblicitario e soprattutto nell'immagine. Vogliamo essere onesti? La decisione della Rai, come quella della Vigilanza, hanno un nome ed un cognome: Michele Santoro, passato sulla par condicio con il garbo di Attila''. E' il parere del conduttore di Porta a Porta, Bruno Vespa, che in una intervista al Corriere spiega le ragioni del suo netto dissenso al blocco dell'informazione politica sotto le elezioni decisa dal cda della Rai. ''Non potendo sospendere solo Santoro, che per decenni ha portato in prima serata programmi in cui la vittima e' costantemente la stessa parte politica, che stia al governo o all'opposizione, hanno cancellato anche le nostre trasmissioni'' prosegue Vespa, che aggiunge: ''Al premier io dico pero' che il pollaio e' meglio del silenzio. La maggioranza politica ha contratto un debito verso la Rai. Se Berlusconi e' l'uomo della liberta' non puo' soffocare la mia azienda. Sul suo tavolo giace da tempo il progetto di inserire il canone, ridotto, nella bolletta della luce in modo da ridurre l'enorme evasione. Mandi avanti questo progetto e dimostrera' di voler mantenere l'equilibrio tra i principali gruppi televisivi''. Ma Michele Santoro non la pensa così: ''Berlusconi lo ha capito da tempo: oramai c'e' un rapporto diretto tra opinione pubblica e leader. Ma i cittadini cambiano idea, per questo e' necessario mettere alla telecamera una calza senza smagliature, di costruire un racconto della realta' che non intacchi l'immagine del capo''. E' insomma il premier l'ispiratore della decisione del cda della Rai di sospendere l'informazione politica sotto le elezioni. ''La par condicio e' un pretesto, come le elezioni regionali. La questione e' piu' grande. Da un pò' assistiamo ad un attacco senza precedenti ai poteri di controllo: la magistratura, l'informazione, la burocrazia, come nel caso della Protezione civile. Cercano di militarizzare la societa'. E di questo disegno il maggior architetto e' il premier. Ma non agisce da solo''. Ed ai rilievi che gli muove Bruno Vespa, risponde: ''Annozero esprime un pezzo di opinione pubblica che Berlusconi non vorrebbe che fosse rappresentato. Certo se tutti fossero come Vespa, forse il problema della cancellazione non si sarebbe posto. La differenza tra me e lui e' che io farei le barricate per difendere il suo diritto di esprimersi, lui non restituirebbe il favore. La trasmissione di Vespa e' vecchia ed in affanno. Nessuno lo dice perche' e' la terza camera dello Stato, penso ci sia un collegamento tra le sue accuse ad Annozero ed i dati Auditel''. Scende in campo anche il sindacato: ''La decisione presa dal Cda della Rai di sospendere in periodo elettorale i cosiddetti 'Talk show' televisivi e' prima di tutto motivo di rammarico perche' di fatto restringe l'informazione e il dibattito sui temi economici e sociali che sono al centro del confronto tra le forze politiche e sindacali''. Lo sottolinea il Segretario Generale della Cisl, Raffaele Bonanni. ''Non va tra l'altro dimenticato - aggiunge - che questa incauta decisione produce un danno alla azienda per la inevitabile caduta degli introiti pubblicitari, mettendone a rischio il gia' precario equilibrio economico e la stabilita' della occupazione. Se e' comprensibile l'esigenza di regolamentare meglio la partecipazione dei diversi candidati nella campagna elettorale, non e' tuttavia giustificabile la cancellazione, di fatto, della voce di chi, in piena autonomia, rappresenta le istanze del mondo del lavoro e della produzione in questa difficile situazione di crisi, la cui presenza nel servizio pubblico radiotelevisivo e' percio' ancor piu' necessaria perche' la politica si misuri con i problemi reali del paese''. Dura presa di posizione dell'Esecutivo Usigrai sulla chiusura di tutti i talk show. ''E' uno dei momenti piu' bui per la liberta' di stampa in Rai - si legge in un comunicato - da quando esiste il Servizio pubblico radiotelevisivo. Il Cda a maggioranza ha voluto il bavaglio piu' soffocante, applicando nella maniera maggiormente restrittiva il gia' pessimo regolamento della Vigilanza, con la chiusura di tutti i talk show e i programmi di approfondimento giornalistico. Speriamo che il Direttore Generale e i Consiglieri d'amministrazione della Rai, insieme ai commissari della Bicamerale, si rendano conto della responsabilita' che si sono assunti. A meno di un mese dalle elezioni, anche in presenza di una serie di gravissime vicende di cui l'opinione pubblica vuole sapere, cala il silenzio. Negare gli approfondimenti costituisce una penalizzazione enorme per i cittadini e dunque per la democrazia, che fa passare in secondo piano persino il pur rilevantissimo danno economico per un'azienda come la Rai, che gia' sta ipotizzando tagli''. ''L'Usigrai - conclude la nota - intende reagire nel modo piu' fermo. La legge sui servizi pubblici essenziali ci impedisce di scioperare in tempi utili, nonostante siano state esperite le procedure di conciliazione. Stiamo quindi preparando un video-comunicato ed una manifestazione pubblica. Sullo scandalo del silenzio non c'e' bavaglio che possa impedirci di gridare''. Il provvedimento del Cda della Rai e' la fotocopia del voto con il quale il centrodestra della commissione di Vigilanza Rai ha voluto chiudere le trasmissione di approfondimento giornalistico nel mese della campagna elettorale per elezioni regionali. La decisione del Cda di oggi conferma che il vero obiettivo era quello di spegnere i talk show perche' ritenuti, evidentemente, scomodi dal governo. E' un atto di inaudita gravita' e lo consideriamo una vera e propria lesione ad ogni principio di autonomia aziendale e di cultura democratica''. E' quanto dichiara in una nota Fabrizio Morri, capogruppo del PD in Commissione Vigilanza Rai. ''La sospensione di Ballaro' e Anno Zero, decisa dal Consiglio di amministrazione della RAI viola - si legge in un comunicato del popolo viola - le norme costituzionali sulla liberta' di stampa e di parola. 'Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non puo' essere soggetta ad autorizzazioni o censure', cosi' recita l'articolo 21 della Costituzione Italiana ed e' per difendere anche questo diritto che abbiamo organizzato l'imponente manifestazione di sabato scorso in Piazza del Popolo a Roma. Noi non ci stiamo alle censure, per questo il Popolo Viola di Roma, insieme ai comitati BOBI BOicotta il BIscione ed a Liberacittadinanza invita tutti i cittadini a ritrovarsi a Roma, in Via Teulada, davanti agli studi di Ballaro', domani 2 marzo dalle ore 20 in poi. Nel caso prosegua la sospensione metteremo a disposizione una diretta internet per trasmettere via streaming su Facebook (pagina del popolo viola) e sui nostri siti (www.ilpopoloviola.it) una trasmissione speciale di Ballaro' che mettiamo a disposizione del giornalista Giovanni Floris''. Nel movimento di protesta interviene anche Mediaset. L'estensione delle norme sulla par condicio valide per il servizio pubblico anche alle tv private ''risulta assolutamente priva di fondamento''. E' quanto sostiene Mediaset che annuncia un ricorso al Tar contro la decisione dell'Autorita' per le Comunicazioni. In una nota la societa' esprime ''sconcerto per la delibera oggi assunta da Agcom per le tv private con la quale si estendono anche ai programmi di approfondimento informativo le norme vigenti per i programmi di comunicazione politica, in violazione della legge n. 28/2000 come interpretata dalla sentenza n. 155/02 della Corte Costituzionale''. La Consulta, secondo Mediaset, ''ha infatti chiarito, al di la' di ogni dubbio e con particolare riferimento alla emittenza privata, che la par condicio non puo' comportare la soppressione di ogni liberta' di manifestazione del pensiero nelle trasmissioni di informazione in base ad esigenze di visibilita' dei partiti politici. Agcom ha fatto proprio il regolamento della Commissione parlamentare di Vigilanza per il servizio pubblico che risponde a principi costituzionali ed e' disciplinato da norme diverse da quelle che regolano l'emittenza privata''. ''Pertanto - conclude Mediaset - l'estensione automatica delle norme sulla par condicio dettate per il servizio pubblico alle tv private risulta assolutamente priva di fondamento'' e per questo la societa' ''impugnera' presso il Tar il provvedimento dell'Autorita', al fine di evitare gravi pregiudizi alla liberta' editoriale e di impresa, entrambe costituzionalmente garantite''. Adesso la parola passa all'inquilino del Colle garante delle libertà costituzionali. |