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Sulla vicenda del senatore Di Girolamo interviene Almerino Furlan presidente del Comites di Madrid e coordinatore nazionale del PdL Spagna
La notizia della richiesta dell’arresto per il senatore Nicola Di Girolamo ha riempito le pagine di tutti i giornali ed i servizi radiotelevisivi del globo. Dopo l’esplosione della truffa fiscale operata dalla ‘ndrangheta nei confronti dello Stato e la seconda richiesta di arresto a carico del sen. Di Girolamo, lo scandalo è emerso in tutta la sua gravità, sì da indurre il presidente del Senato sen. Renato Schifani a correre ai ripari e sollecitare una dichiarazione di decadenza nei confronti del senatore indagato. Sulla vicenda abbiamo rivolto alcune domande al presidente del Comites di Madrid Almerino Furlan, oggi anche coordinatore nazionale del PdL in Spagna. D. Presidente, la nomina a coordinatore del PdL in Spagna arriva in un momento non proprio tranquillo per il partito: prima la vicenda Di Girolamo, oggi anche l’esclusione della lista della provincia di Roma dalle Regionali del Lazio: cosa succede? Furlan: “La vicenda privata del senatore Di Girolamo è più che nota: fu inserito nella lista della Circoscrizione Estero Europa. Dalle notizie emerse dopo la sua elezione si seppe che lo stesso aveva fatto “carte false” per dimostrare di essere residente all’estero, grazie anche a connivenze da parte di rappresentanti della pubblica amministrazione. Il Senato, interessato da una richiesta di arresto da parte della procura della Repubblica di Roma non diede l’autorizzazione a procedere, preferendo attendere il risultato dell’azione penale.” D. Come mai allora oggi viene meno la linea garantista scelta nel gennaio del 2009? Furlan: “oggi quel che è emerso dalla corposa richiesta di arresto avanzata alla presidenza del Senato non si riferisce più a “brogli elettorali”, o perlomeno non solo, ma porta alla luce presunti gravissimi indizi di connivenza con la malavita organizzata, oltre alla straordinaria truffa messa in atto nei confronti dello Stato. Si tratterebbe di episodi gravissimi che hanno convinto la presidenza del Senato ad anticipare un pronunciamento che consenta di mettere a disposizione della giustizia il senatore Di Girolamo, anche per consentirgli di difendersi nella sede più opportuna.” D. La notizia ha scatenato una serie di dichiarazioni all’interno della maggioranza di governo, tutte contro il voto degli italiani all’estero. Si tratta di un ripensamento a 360 gradi? Furlan: “Non credo. Vi sono state dichiarazioni sicuramente rese "a caldo", Ma anche dichiarazioni più equilibrate come quelle dei deputati Di Biagio e Picchi. Lo scandalo chiamiamolo “Fastweb” rappresenta un salto di qualità della malavita organizzata, ma non ha nulla a che vedere con il voto degli italiani all’estero che con lil oro sacrificio e le rimesse inviate in patria hanno contribuito non poco al benessere della nazione. Qui non si tratta di mettere in forse il diritto di voto degli italiani all’estero, si tratta di modificare le modalità di voto che possono, allo stato attuale, agevolare eventuali “brogli”. E mi spiego: è noto che il sistema democratico presenta dei lati deboli che rendono `possibili" i rischi di inquinamento del voto. La storia repubblicana contine esempi in tal senso. Il cosiddetto voto di scambio è noto a tutti; così come ormai è letteratura la prassi in alcune zone d’Italia che in passato vedeva vere e proprie dazioni “prima e dopo” le elezioni in cambio del voto. Ma con questo mai a nessuno è venuta l’idea di restringere il diritto di voto a quegli italiani che vivono in zone dove maggiore è l’influenza delle cosche. Si tratta di rivedere le modalità di espressione del voto per limitare al massimo il rischio di contaminazione di atti "mafiosi". È un problema questo riguarda l'intera società civile del nostro paese. D. Alla luce dell’esperienza delle passate consultazioni cosa bisognerebbe fare? Furlan: Io credo che bisognerebbe regolamentare il voto per corrispondenza che più di tutti si presta a questo tipo di manipolazioni. Fermo restando il diritto di voto per tutti gli italiani all’estero, bisognerebbe allestire i seggi presso le sedi istituzionali dove esiste una presenza dell’arma dei Carabinieri e funzionari ministeriali che possono garantire la regolarità del voto. Altri paesi europei hanno sperimentato già in passato forme di collaborazione con i paesi ospitanti con risultati soddisfacenti. Ê possibile fare meglio e di più. Si tratta allora di mettere mano ad una seria riforma per allontanare sospetti da una categoria, quella degli italiani all’estero, che non merita di essere trascinata in polemiche generate da azioni delittuose messe in atto da residenti in patria. Non chiamate in correo, dunque, ma solidarietà nei confronti di chi è stato penalizzato da una azione “mafiosa” che dovrà essere punita con la severità opportuna. Gli italiani all'estero sono vittime di questa situazione ed il loro diritto al voto merita di essere tutelato con decisione e saggezza. D. Per concludere presidente, una valutazione sull’esclusione della lista del PdL dalle regionali per il Lazio. Furlan: Le notizie sono discordanti ed è opportuno attendere gli approfondimenti. Una cosa mi sento di dire: il sistema politico italiano ha bisogno di una seria riforma che contribuisca alla maturazione della democrazia. È necessaria una presa di coscienza da parte di tutti che fare politica vuol dire mettersi al servizio della gente. Lotte personali o ricatti dell’ultima ora fanno male all'essenza stessa della democrazia e non aiutano certamente a quella crescita civile e morale per cui abbiamo assicurato il nostro impegno. |