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Il senatore del PdL è indagato per violazione della normativa elettorale con l'aggravante mafiosa. Dichiarazioni di Gasparri e dell'on. Aldo Biagio.
Misura cautelare in carcere, non eseguibile, per il senatore del Pdl, Nicola Paolo Di Girolamo. Il gip Aldo Morgigni, infatti, chiedera' l'autorizzazione a procedere per violazione della normativa elettorale con l'aggravante mafiosa. Per la sua elezione nella circoscrizione Estero-Europa, la Dda di Roma ha accertato che Di Girolamo era supportato da esponenti della 'ndrangheta calabrese che si era attivata per la raccolta di voti tra gli emigrati calabresi in Germania. Dagli accertamenti e' emerso che a sostenere la candidatura di Di Girolamo e' stato, in particolare, Gennaro Mokbel, legato in passato ad ambienti della destra eversiva. Mokbel, dopo aver assunto l'incarico di segretario regionale del Lazio del movimento 'Alleanza Federalista', a seguito di contrasti con i vertici nazionali, si e' fatto promotore di una nuova piattaforma politica denominata 'Partito Federalista', con sedi in diversi municipi del Comune di Roma, attribuendo ad alcuni sodali incarichi di responsabilita'. In occasione delle elezioni politiche dell'aprile 2008, Mokbel ha lavorato per conto dell'avvocato Di Girolamo, suo stretto collaboratore, gia' utilizzato per la costituzione delle societa' internazionali di comodo funzionali al riciclaggio. Dalle indagini si e' scoperto che si sono tenute alcune riunioni ad Isola di Capo Rizzuto, con esponenti della 'ndrangheta, per la raccolta di voti tra gli emigrati calabresi in Germania. Agli incontri, oltre a Di Girolamo e Mokbel, avrebbero partecipato esponenti della cosca Arena, tra cui il reggente Fabrizio Arena e Franco Pugliese, gia' sottoposto alla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza. Nell'occasione, Pugliese avrebbe incaricato una persona di sua fiducia affinche' si mettesse a disposizione di un emissario del gruppo Mokbel per sovrintendere nel distretto di Stoccarda alla fasi finali della propaganda e alla materiale compilazione delle schede elettorali recuperate dagli emigrati italiani. Secondo gli investigatori, il sodalizio era riuscito ad appropriarsi di un cospicuo numero di scehede elettorali di quel distretto, sulle quali aveva fraudolentemente espresso la preferenza per Di Girolamo, inviandole successivamente al competente Consolato italiano. Dopo la sua elezione, la procura ha avviato un procedimento parallelo per verificare la regolarita' delle operazioni di voto e il possesso del requisito indispensabile della residenza in Belgio da parte del neo senatore. E cosi' e' emerso che il nome del candidato era stato manoscritto da un gruppo ristretto di persone, come individuato da una consulenza del Ris dei carabinieri. Non solo, ma all'indirizzo belga indicato nel modulo di accettazione della candidatura, il parlamentare non risultava avere alcuna residenza. Ecco perche' il 7 giugno del 2008 il gip emise nei confronti di Di Girolamo una misura cautelare, con contestuale richiesta di autorizzazione all'arresto alla Giunta delle elezioni e delle Immunita'. Autorizzazione negata successivamente tanto che il Senato, un anno fa, ha deliberato di rinviare gli atti alla Giunta affinche' la prosecuzione dell'attivita' di verifica fosse subordinata all'esito del processo, una volta passato in giudicato. Oggi, quella del gip Morgigni e' una seconda misura cautelare che non sara' eseguita, ma per Berlusconi è una nuova mina posta sul cammino delle elezioni di marzo. Tant'è che il presidente dei senatori del PdL Gasparri rilascia una dichiarazione per nulla solidale con il senatore Di Girolamo: la posizione del senatore Nicola Di Girolamo, raggiunto da una richiesta di arresto della procura di Roma ''dovra' essere valutata dalla giunta per le elezioni del Senato sulla base della documentazione che arrivera' dalle autorita' competenti, del caso se ne e' occupato anche il procuratore nazionale antimafia. Andranno valutati i contenuti di questi atti, con il dovuto rispetto e la dovuta attenzione. Credo che si debba combattere la corruzione e il malaffare, questo caso dimostra che nessuno e' intoccabile e che non c'e' nessun impedimento ad alcun tipo di indagine''. “Ho appena appreso della notizia del coinvolgimento del sen. Di Girolamo nell’inchiesta antiriciclaggio avviata dalle autorità e dai suoi presunti legami con la malavita. Una notizia che ho accolto con profondo rammarico e verso la quale intendo mantenere un velo di cautela”. E’ quanto dichiarato da Aldo Di Biagio, Responsabile Italiani nel Mondo del PdL a seguito della richiesta da parte del Gip del Tribunale di Roma di autorizzazione a procedere nei confronti di Di Girolamo per violazione della normativa elettorale con l'aggravante mafiosa. “Ritengo sia opportuno comprendere gli ulteriori aspetti di questa vicenda al fine di capire il reale coinvolgimento del senatore del pdl – continua - prima di affrontare il discorso relativo all’approccio da parte del partito e del settore Italiani nel Mondo del PdL nei confronti di Di Girolamo”. “Prima di condannare mediaticamente un uomo politico, - ha concluso il Responsabile Italiani nel Mondo - ritengo sia doveroso accertarci degli aspetti tecnici della reale accusa formulata dalle autorità competenti, verso cui rivolgo tutta la mia fiducia”. Come per dire, che questa volta il PdL non correrà in aiuto del senatore che, in passato aveva interrogato addirittura il ministro degli Esteri per verificare l'imparzialità di questa pubblicazione. |