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Era il papà di Raffaella, consigliera del Comites di Madrid - Aveva scritto "Memoriale. La mia guerra. La mia prigionia"

Lutto al Comites di Madrid. Dopo una malattia vissuta con cristiana rassegnazione, è mancato all'affetto dei suoi cari Renato Resca, papà di Raffaella dinamica ed attiva consigliera del nostro Comites.

A noi piace ricordarlo per il suo libro "Memoriale. La mia guerra. La mia prigionia" nel quale racconta le fasi della sua partecipazione alla seconda guerra mondiale.

Il libro di Renato Resca dal titolo "Memoriale. La mia guerra. La mia prigionia" narra il percorso militare dal giorno della partenza da casa, il 21 gennaio 1941( per essere arruolato nel 66° Reggimento Fanteria Motorizzata - Divisione "Trieste", Compagnia Cannoni Anticarro 47/32 - X Squadra), al giorno del rientro a Cento , il 14 gennaio 1947.

Dalla presentazione al volume, il memoriale di guerra e di prigionia del soldato centese Renato Resca presenta interessanti e inusuali modalità di redazione. Innanzi tutto, pure essendo scritto a decenni di distanza dai fatti narrati, conserva intatta la sua freschezza espositiva, favorita da uno stile discorsivo, immediato.

In secondo luogo, esemplifica in maniera efficace la linea comportamentale dell'Autore, in guerra come in prigionia. Last but not least, si connota per una struttura scevra di qualsiasi "plateale" descrizione, caratterizzata da toni pacati, lontani da tentazioni di drammaticità, di odio, di "vendetta" postuma.

Profondamente toccata da durissimi anni di guerra e di internamento, la storia di Renato Resca contribuisce a fornire testimonianze di realtà tuttora poco scavate dalla storiografia, spesso estranea alle quotidiane, immani difficoltà esistenziali. Le sue esperienze si trascinano dal 21 gennaio 1941 al 14 gennaio 1947, tra continui rischi, in conflitto e in prigionia, in una cronaca che, al di là di alcuni (ben comprensibili, oltre che anticipati) sfasamenti cronologici, ci restituisce un quadro di eventi che, francamente, riesce difficile definirli "microstorie".

Il suo percorso di fantiere motorizzato è scandito da fasi altalenanti tra incertezze e tensioni, illusioni e disillusioni, inizialmente vissute dall'"interno" della "truppa" (e non dalla parte degli strateghi...) e, in seguito, nella condizione di prigioniero, in cui i diritti e le convenzioni internazionali spesso sono di assoluta discrezione di chi, in quel momento, dispone del comando.

Luoghi, città, nazioni "incombono" sul nostro soldato e sugli altri commilitoni che vivono (o, meglio, sopravvivono) con lui. La "Storia", di certo, ci ha consegnato con altre chiavi di analisi nomi come Alessandria d'Egitto, Giarabub, Tobruk, ma non ci restituisce sensazioni descritte in prima persona, dai tanti che quella "storia" hanno inconsapevolmente fatto.

Scrive, ad esempio, Renato Resca descrivendo la sua cattura e le sue emozioni in una data che, per lui, diverrà simbolica anche da "civile", il 13 dicembre (1941), giorno di Santa Lucia: «Ci fanno uscire dalla buca e ci uniscono alle altre due squadre (...). Arriva un maresciallo sud africano, ha una faccia che non promette nulla di buono, fa portare delle pale e dei picconi (...) senza tanti complimenti ci mostra il mitra puntandolo contro di noi facendo il gesto di sparare e di buttarci dentro. Provate a immaginare cosa passa nel cervello in un momento simile (...)». Analoga emozione al momento dell'ingresso nel campo, dopo una fortunosa sopravvivenza determinata dall'arrivo inaspettato di centinaia di altri (e più "ingombranti" da sopprimere) prigionieri: «Nel tardo pomeriggio arrivamo a Tobruk (...) Si entra nel campo che definirlo un porcile è un lusso (...)».

Altrettanto importanti si rivelano tutte le pagine del suo memoriale, in un alternarsi tra speranze e timori (per non dire terrori), minacce, difficili scelte dopo l'8 settembre 1943 e successive conseguenze, con accresciuti rischi e problemi. Un libro, quindi, vivo e denso di interessi - sintetizzato da un incredibile "percorso di prigionia" finale - da proporre e diffondere, per farne un documento di studio e di dibattito.

A Raffaella ed alla sua famiglia le più vive condoglianze del Comites di Madrid e quelle di Comitesspagna.info.

 

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