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Crocifisso: bufera su Almodovar PDF  | Stampa |  E-mail
Scritto da Giuseppe di Claudio   
Domenica 08 Novembre 2009 08:05

"Per me è solo un elemento pop", insorge il Pdl. Iniziata la raccolta delle firme contro la sentenza di Strasburgo. Frattini: "negazione delle proprie radici"

"Il crocifisso? Un elemento pop che, quando è nelle mie pellicole, è solo poco più di un elemento decorativo". Questa l'opinione del regista spagnolo Pedro Almodovar ieri a Roma, insieme all'attrice Penelope Cruz, per presentare 'Gli abbracci spezzati' melò pieno di sfumature e citazioni che sarà nelle sale italiane venerdì distribuito in 300 copie dalla Warner.

Sulla questione sollevata dalla sentenza della Corte di Strasburgo, dice il regista de La cattiva educazione: "é sbagliato avere in classe il simbolo di un'unica religione. Non so da voi, ma la società spagnola è ormai totalmente multietnica così, per essere giusti, bisognerebbe mettere anche i simboli delle altre confessioni religiose. In Spagna comunque - conclude Almodovar - ognuno ha risolto il problema secondo il contesto e i particolari casi".

"Almodovar pattina sul ghiaccio sottile della dissacrazione di simboli religiosi. Ed esagera". E' quanto dichiara in una nota l'on. Anna Maria Bernini, portavoce nazionale vicario del Pdl. "Mi indignano le frasi di un regista evoluto, colto e universalmente apprezzato come Almodovar. Pronunciate a Roma, poi, sembrano una sciente e furbesca provocazione a fini promozionali. La linea di demarcazione tra ironia trash e offesa della altrui sensibilità religiosa è stata ampiamente superata, con un'overdose di cattivo gusto - continua la parlamentare nella nota -. Né vale a temperarlo il paludamento ideologico. L'approccio multiculturale e multietnico cui il regista fa cenno, non è vittima ma figlio dell'Europa delle cattedrali, della cultura delle tolleranza e del rispetto. La teorica del 'multi' espone un kit valoriale ecumenico, ma suscettibile di usi impropri:a tratti alibi e specchio deformante per celare i silenzi di un laicismo senza perimetri e di nichilisti delusi che iconizzano un'Europa senza radici, senza storia e senza Dio".

Dello stesso tenore la dichiarazione del deputato Michele Scandroglio: "Trattare con sufficienza il simbolo della salvezza e della reincarnazione dell'uomo per chi è credente; e della tolleranza, della fratellanza e del rispetto reciproco per chi non è cattolico, alla stregua di un elemento decorativo suona blasfemo, irrispettoso, e di pessimo gusto".

Intanto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, e il presidente lombardo Roberto Formigoni, hanno firmato oggi a Milano una petizione del PdL per il ricorso contro la sentenza europea che, in primo grado di giudizio, ha stabilito che il crocifisso vada tolto dagli edifici scolastici. "Noi siamo stati i primi con l'iniziativa di Viviana Beccalossi a Brescia poi estesa in tutta Italia a raccogliere le firme a sostegno della decisione del Governo Berlusconi di ricorrere contro il divieto del crocifisso nella scuola", ha detto La Russa rispondendo ai giornalisti a margine della celebrazione a Milano della caduta del Muro di Berlino.

"La decisione di Strasburgo - ha aggiunto il ministro - è il segno di una burocrazia che cerca di avere il sopravvento sui valori, davvero qualcosa di incredibilmente sbagliato". "Vietare il crocifisso - ha affermato Formigoni - è un gesto di inciviltà e intolleranza che vuole tagliare le stesse radici da cui è nata l'Europa. Sono convinto che il ricorso avrà successo e che il Tribunale cambierà sicuramente questa folle decisione". "Saremo intransigenti - ha concluso il presidente lombardo - nello spiegare le nostre ragioni e nel chiedere la cancellazione del divieto".

Sulla sentenza di Strasburgo ha scritto Federico Guiglia  de La7. "Non si sa se ridere o se piangere per l'inconsulta e inconsueta sentenza, pronunciata in nome del popolo europeo, dalla Corte dei diritti dell'uomo di Strasburgo. E il fatto che in Italia da destra a sinistra, dai cattolici ai laici non adusi al fondamentalismo, tutti o quasi abbiano reagito in coro contro la decisione di imporre al nostro Paese l'eliminazione dei crocifissi dalle scuole pubbliche, la dice lunga sulla sensibilità che la nomenclatura di Bruxelles dimostra per i popoli che pur dovrebbe rappresentare e, in sede giudiziaria, difendere. Soprattutto quando, con la parvenza di tutelare un principio -l'eguale diritto dei cittadini a coltivare le proprie fedi-, in realtà si proclama un veto."

"Il veto - prosegue Guiglia -  che nega a una nazione, nel caso nostro la nostra, la libertà non solo di definire la sua identità come vuole, ma perfino il modo in cui farla conoscere e riconoscere. Con l'aggravante che il provvedimento europeo, contro il quale il governo italiano ha già annunciato ricorso, contrasta con un articolo della nostra Costituzione e con una sentenza della nostra Corte Costituzionale."

Ma allora si domanda il giornalista de La7 se "al di là della "partita religiosa" in ballo in superficie, se qui non ci si sia spinto oltre, entrando profondamente nella sfera della sovranità dello Stato. Una sovranità che è sempre associata proprio all'idea che i cittadini hanno di sé e delle loro tradizioni. La battaglia del crocifisso, si sa, è una vecchia battaglia che da tempo si combatte, soprattutto a parole, in Italia. Non senza saggezza, le più alte magistrature del nostro Paese chiamate a pronunciarsi, cioè la Corte Costituzionale e il Consiglio di Stato, sentenziarono: il crocifisso è un simbolo prima ancora culturale che religioso. Un simbolo che rispecchia non tanto né soltanto la fede prevalente nel nostro Paese (al punto che il novanta per cento degli studenti frequenta l'ora, non obbligatoria, di religione nelle scuole), quanto soprattutto una tradizione pluri-secolare e molto radicata nelle persone e nelle famiglie. "

In Italia non è raro che l'ateo bestemmi, ossia che perfino il non credente in nulla, dia prova involontaria di fede, nel momento in cui vuole sbeffeggiarla con veemenza. Insomma, la questione è un po' più complicata di quanto una decisione presa a tavolino e tra le scartoffie lasci intendere. Ma al di là d'ogni disputa, il punto vero l'ha colto il nuovo leader del Pd, Pierluigi Bersani, un laico a cui non difetta il buonsenso neanche in questa vicenda: "Io penso che un'antica tradizione come il crocifisso non può essere offensiva per nessuno".

"Probabilmente, lassù, conclude Guiglia - lassù nell'Europa che tutto pretende di regolare divinamente, sono convinti che il crocifisso in Italia sia come le targhe gialle per la Francia o il taxi nero per la Gran Bretagna: piccole cose, piccole e peraltro riconosciute eccezioni rispetto alle norme vigenti in tutta l'Unione europea. Ma è sufficiente che un cittadino presenti ricorso, com'è capitato con l'italiana d'origine finlandese che l'ha fatto in nome della "laicità dello Stato", per modificare con un tratto di penna tradizioni millenarie e moderne sentenze costituzionali. L'Europa che vuole regolare il cielo e la Terra è un'Europa lontana.

Le critiche, bisogna ricordarlo, non sono dirette all'Unione Europea che nulla ha a che vedere con la Corte di Strasburgo. Quest'ultima, istituita dalla Convenzione, cosí come modificata, è composta da un numero di giudici pari a quello degli Stati contraenti (questi ultimi sono attualmente quarantuno1).

Non vi è alcuna restrizione quanto al numero di giudici aventi la stessa nazionalità. I giudici sono eletti, ogni volta per sei anni, dall’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa. Tuttavia, il mandato di una metà dei giudici eletti in occasione delle prime elezioni scadrà dopo tre anni, in modo che il rinnovo dei mandati della metà dei giudici abbia luogo ogni tre anni.

I giudici siedono nella Corte a titolo individuale e non rappresentano nessuno Stato. Non possono esercitare alcuna attività incompatibile con i loro doveri di indipendenza e imparzialità o con la disponibilità richiesta da un’attività esercitata a tempo pieno. Il mandato dei giudici scade allorquando raggiungono l’età di settanta anni.

La sentenza di Srasburgo rappresenta e la guerra al Crocifisso rappresenta il tramonto dell'Europa: "è una «negazione delle proprie radici» che insegue una «deriva laicista con effetti nefasti sulla nostra identità», questa l'opinione del nostro ministro degli Esteri Franco Frattini.

Per leggere il testo integrale della sentenza, clicca qui: http://www.dirittiuomo.it/Corte%20Europea/Italia/2009/crocifissosCEDU04112009.pdf
Ultimo aggiornamento Lunedì 14 Dicembre 2009 16:52
 

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